Cronache del Bat Nha

Mi sono innamorata del Bat Nha la prima volta che lo vidi durante una dimostrazione a Pesaro l’anno scorso. Per un attimo chiusi gli occhi e mi lasciai attraversare dalla potenza del suono armonioso del coro, e alla fine della performance della Maestra Anna Campo e delle sue allieve, avevo una certezza, dovevo assolutamente imparare questo canto; così qualche mese più tardi mi iscrissi al suo corso.

La prima lezione fu una sorta di rivelazione, potevo cantare anche se stonata; la potenza del coro ti aiuta a sintonizzarti in una sorta di armonia senza rendertene conto. Si viene guidati attraverso la voce della maestra Anna e si esegue il mantra leggendolo con gli occhi e sentendolo con il cuore. Mentre si canta si può scegliere di sentire la propria voce e il massaggio interno prodotto dalle vibrazioni, oppure seguire le voci degli altri e lasciarsi trasportare dal suono di questo mantra universale.

Se ripenso alla prima lezione, dove mi sono detta come al solito “non ce la farò mai”, mi viene da sorridere.  Ogni cosa ci sembra grande e immensa all’inizio, finché non la affrontiamo smontandola pezzo per pezzo, come ci insegna la maestra Anna parlandoci del principio della vacuità.

 Mi è rimasta impressa la lezione dove parlava della montagna. Nei miei appunti ho scritto, la montagna è formata da tanti piccoli sassi, da alberi che trattengono il terreno con le radici, da terra che posso togliere con le mani, da fossili, da cose antiche, da atomi, molecole, una infinità di piccoli elementi che tolti uno ad uno, si possono ridurre allo zero come il prodotto di una equazione.

La cosa che più affascina è analizzare le paure, le fobie, frantumarle e scinderle in altre piccole paure rendendole facilmente affrontabili. Non è facile spiegare e capire il concetto della vacuità, tante cose sono state scritte a riguardo, forse bisogna cercare di comprenderlo applicandolo in maniera semplice alla vita di tutti i giorni.

Il Quyen che accompagna il canto è composto da 108 movimenti e 24 sigilli, ma a vederlo sembra che tutto scorra in maniera fluida (canto ed esecuzione della forma), a praticarlo invece, necessita di una grande concentrazione e ricerca del proprio tempo: cantare, inspirare, espirare, e accompagnare con i gesti è molto impegnativo.  All’inizio il canto veniva in apnea, poi pian piano, lavorando bene su mente e percezione del suono, si riesce a cantare in maniera più sciolta. Il mantra che si recita prima di pancia lavorando con il diaframma, e poi di gola, esercita un massaggio rilassante agli organi interni. La stessa cosa succede ascoltandolo e percependo le vibrazioni emesse dal suono di chi ci sta vicino. Imparare il canto non è stato facile, ci vogliono dei mesi. Andava smontato, in varie parti, come quando a scuola si imparavano le poesie a memoria. Certo imparare nella Lingua Vietnamita con suoni diversi dai nostri non è una passeggiata, ma il bello è appunto questo, arrivarci pian piano, in modo da assaporare appieno la bellezza del Bat Nha.

 Una volta imparato il canto in vietnamita si passa alla comprensione della traduzione nella nostra lingua, e così conosciamo la storia del dialogo tra il saggio maestro Quan To Tai e del suo allievo Xa Loi tu, e si comincia a percepire il sutra del cuore parlando dei cinque aggregati: il vuoto non differisce dalla forma, la percezione, l’immaginazione,i concetti, la coscienza; alla fine Il maestro esorta l’ allievo a liberarsi dalle sue paure per affrontare i vari stadi della vita in maniera positiva e illuminata, e  gli dice semplicemente “Vai e staccati da me e attraversa l’altra sponda”.  Detta così in maniera molto semplicistica, non ci si accorge della grande verità contenuta all’interno del Bat Nha, e da lì comincia la ricerca della comprensione di questo magnifico canto.  Milioni di persone in tutto il mondo recitano il mantra del sutra del cuore e della perfetta conoscenza. Non c’è affiliazione religiosa in tutto ciò, neppure ideologia politica, si pratica il Bat Nha per stare meglio, per rilassarsi, per avere un aiuto in più nella vita di tutti i giorni, e cercare di crescere interiormente per diventare più forti e consapevoli, in modo da affrontare tutto ciò che ci sembra impossibile.

Ritengo che avere l’opportunità di frequentare questo corso, sia un grande regalo che faccio a me stessa, ma soprattutto la pratica di un percorso denso di amore ed energia, come lo è il cuore, il motore di tutto.

“Il canto è una pratica ancestrale, dagli uomini agli animali, fin dalla notte dei tempi, il canto unisce ed eleva gli animi e fa stare bene, non a caso c’è un famoso detto: canta che ti passa.”

Di Marzia Nicchio

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