Stage “Alla scoperta dell’Essenza Nascosta del Viet Tai Chi”

Iniziamo il 2024 con il primo stage sotto la guida del G.M° Bao Lan Direttore Tecnico di Viet Tai Chi Italia.

Durante lo Stage aperto a tutti, anche ai non praticati, potenzieremo l’energia interna con esercizi di rafforzamento.

Approfondiremo le applicazioni tecniche dei movimenti proposti con l’obiettivo di potenziare il nostro benessere fisico e mentale.

Non mancheranno esercizi con tecniche di auto-difesa.

Quando

Domenica 14 gennaio 2024 dalle 9:00 alle 12:00.

Dove

Centro Bao Loi Ho (ASD Polisportiva Union Vigonza) c/o la Palestra via Paolo VI Papa, 16 Vigonza

Informazioni e iscrizioni

Maestro Francesco Dainese cel. 391 796 0442, Giada cel. 346 805 6137, vietvigonza@gmail.com

Volantino Stage Energia Interna Viet Tai Chi 2024

La Via del Viet Tai Chi, la Voce dei Maestri. Maestra Silvia Di Foglio

Perché ha scelto questa disciplina?

Ho scelto questa disciplina a causa del mio mal di schiena. Avevo cominciato a fare dei massaggi perché dopo anni passati a danzare, mi ero fermata per via degli impegni famigliari,; poi  con la nascita dei figli ho abbandonato totalmente la danza, e mi sono  bloccata con la schiena. Un giorno mia sorella mi disse che una sua amica aveva scoperto che facevano un corso di Viet Tai Chi, e così ci sono andata anche se pensavo di non farcela per via dei miei dolori alla schiena. Poche settimane prima, mi ero iscritta ad un corso di ginnastica per la terza età, ma una volta cominciato il corso, mi accorsi che gli esercizi facevano peggiorare il mio mal di schiena, così dissi all’insegnante non potevo più andarci, ed è per questo che quando andai a fare la lezione di prova del Viet Tai Chi ero molto scettica di riuscire a portarla a termine.  La prima lezione invece, fu una esperienza folgorante, perché il Viet Tai Chi mi ha permesso in qualche modo  di ritornare sui miei passi, un antico amore, la danza.  Non vedevo  questa grande differenza tra la danza e il Viet tai chi: la musica, i movimenti armoniosi, la disciplina, l’energia che scorre. L’unica differenza è che il Viet tai chi è più marziale  della danza. Quel primo incontro, cambiò totalmente la mia vita. Mi sentivo bene e stavo decisamente meglio alla schiena. Mi sembrava di non avere mai interrotto quel filo che mi legava alla danza facendo Viet tai chi. Era un percorso che dovevo incontrare di nuovo nella mia vita. Ad oggi ritrovo le stesse sensazioni che provavo quando ballavo, la stessa energia, la stessa passione.

In che modo il Viet Tai Chi influisce nella vita di tutti i giorni?

Il viet tai chi occupa tantissimo posto nella vita di tutti i giorni. A livello mentale mi aiuta a gestire meglio e organizzare le cose da fare, a livello fisico penso che se non avessi avuto il viet tai chi, mi sarei bloccata fisicamente. L’energia che scaturisce dalla lezione mi carica e mi da la forza per fare altre mille cose. Io faccio Viet  tai chi alla mattina, e per me è molto importante, perché durante il giorno ho la forza di fare mille cose. Non mi sento stanca, anzi, mi ricarica e mi rilassa allo stesso tempo.

Quale e quanto è il tempo per la pratica odierna?

La pratica odierna è quando sei a casa, a scuola apprendi, ma a  casa elabori e pensi a quello che hai imparato. È importante che una volta a casa si pratichi, anche poco  ma ogni giorno. A casa bisogna fare un lavoro di ricerca per se stessi , ed è quello che serve per evolvere. Essere allievi  è un bel ruolo,  e sono felice  di esserlo sempre , per  avere in me quella curiosità necessaria alla naturale evoluzione del Viet tai chi. Si è maestri ma si è prima di tutto allievi.

Quando si capisce di essere pronti per affrontate un esame?

Quando te lo dice il maestro. Tu non sei mai pronta, specialmente se sei esigente con te stessa, ma se il tuo maestro ti dice sei pronta, allora lo devi  fare e crederci.

Quando un mio allievo mi dice che non è pronto ed io insisto per il contrario, capisco che non ha fiducia in me come maestro, forse non sono stata molto convincente, così mi pongo delle domande e ci ragiono. Capisco  la paura che ha l’allievo di fare l’esame,  a volte ci si blocca per questo, ma la fiducia nel maestro deve essere totale. Il maestro non ti manda allo sbaraglio, sa che puoi farcela.

In che modo il movimento fisico influisce nella mente e la arricchisce?

 Conquistando il movimento rinforzi l’autostima che hai di te stessa,  dunque, quello che pratichi deve darti la forza di superare quelle paure e le insicurezze per affrontare i tuoi limiti e andare oltre. Il fisico gioca un ruolo molto forte sulla tua mente, modificandola, la inganna e le fa fare cose che non pensava di riuscire a fare. La mente viene stimolata dal movimento anche durante l’apprendimento della sequenza, delle tecniche e  del poema.

Come fare per trasmettere la gioia e la voglia di praticare il Viet tai chi a chi si iscrive per la prima volta in palestra?

Tu devi essere la gioia e l’esempio.  Più vivi quello che pratichi con convinzione, più tutto questo traspare sul tuo volto , ed è questa la cosa che  viene trasmessa a chi si avvicina alla pratica.

Il Viet Tai Chi è una ricerca interiore che si riflette all’esterno

In che modo l’oriente si apre all’occidente attraverso la pratica del Viet Tai chi e viceversa?

Questa è la parte più complessa per chi insegna. Bisogna insegnare un ‘arte che viene dall’altra parte del mondo, dove c’è un modo di interagire con comunicazioni diverse, dove fin da piccoli gli orientali crescono tra le arti marziali. Molte volte ho provato ad insegnare agli allievi secondo un metodo più orientale, senza tante spiegazioni, ma poi mi rendevo conto che gli allievi mi guardavano con occhi strani, così tornavo al metodo più occidentale.

La consapevolezza e percezione delle forme dal primo anno ad oggi come è cambiata?

Un abisso…dal primo anno ad oggi. Negli anni ti vengono dati degli step e tu li devi seguire, devi imparare a muoverti, le tecniche, capire cosa è un poema…nelle fasi successive nei livelli più alti, comincia la consapevolezza, anche se lo vivi ancora in maniera abbastanza accademica. Poi il movimento comincia a fluire. Ma la cosa più bella è stata durante il IV dang, con la forma 48, è stato come un oceano che ti cade addosso e ti riveste di sensazioni bellissime. Ti racconto questa cosa, io e mio figlio siamo andati in Vietnam e vicino alla nostra pagoda, arrivava il canto del Sutra del Cuore. Un giorno mi accorsi che mio figlio era estasiato mentre ascoltava il canto, allora lo chiamai per attirare la sua attenzione, e lui mi disse, perché mi disturbi, mi hai fatto tornare. Ecco, succede così ed è la cosa più bella. Estraniarsi in cui senti solo il tuo respiro e la tua mente, e  in quel momento tu stai vivendo la forma, non la stai subendo, ma esce fluida con gioia, è come se tu fossi la forma stessa. L’evoluzione sta nel riuscire ad avere la mente aperta per fare entrare il Viet tai  chi.

Ci sono stati dei momenti nella vita di tutti i giorni in cui  ha pensato di lasciare la pratica?

Si, a volte nella vita capitano le fasi dei momenti più difficili in cui pensi di mollare. Inizialmente mi è capitato qualche volta, ma poi quando pensi di mollare, ripensi al tuo gruppo, alla energia che ne deriva, ai limiti fisici che hai superato. Bisogna diventare forti e strutturati per non lasciare la disciplina. Succede anche nel mondo della danza, si parte in tanti ma poi restano quelli che vanno avanti ed hanno amore per se stessi.

Quali sono i doveri degli allievi verso i maestri e viceversa?

Il dovere dell’allievo è avere completa fiducia del suo maestro, ci vorrà del tempo, ma lui deve fidarsi del maestro. Il rispetto è fondamentale.  La cosa più importante tra istruttore e allievo, è questo rapporto costruito insieme lezione dopo lezione, basato sul rispetto e sui valori del Tai chi; non è un rapporto di amicizia, è un essere allievi ed essere maestri.  Gli allievi sono fondamentali per i maestri, io non sarei mai diventata maestra senza allievi, è un dare e un ricevere, sempre.  Un maestro deve essere coerente con quello che insegna.

Ha una massima o una citazione propria o altrui che le piace usare?

Quello che spesso dico ai miei allievi è:

“Imparate a credere in voi stessi, perché io già lo credo”.

Ha un aneddoto come maestra e come allieva?

Spesso lo racconto anche alle mie allieve: in palestra ho sempre occupato lo stesso posto fin dall’inizio, lezione dopo lezione, anno dopo anno.  Un giorno il maestro si volta verso di me e dice, certo che chi ha lasciato quel posto deve avere avuto una buona energia. 

Quando spiego qualcosa ai miei allievi, mi metto sempre in quel posto, è dove ho iniziato, e mi piace pensare che sia intriso  di energia positiva.

LA MALATTIA E IL VIET TAI CHI

M° Maurizio Foschi

Nel 2017, la Fondazione Altre Parole, che si occupa dell’umanizzazione delle cure oncologiche, mi contattò per proporre ai pazienti dell’ospedale Ca’ Foncello di Treviso, delle lezioni di Viet Tai Chi. Io fui felice di offrire la mia disponibilità, ma mi resi subito conto dell’impegno notevole a cui stavo andando incontro, in quanto era per me la prima esperienza nel far lezione a persone che affrontavano gravi malattie come cancro, o tumore.

Iniziai quindi un’esplorazione nel WEB per documentarmi su chi, prima di me, si fosse lanciato in quest’impresa sia in Italia, che nel resto del mondo. Mi ritrovai catapultato in un mondo di ricerche scientifiche, pubblicate in riviste del settore, che riportavano, attraverso dati statistici, la validità comprovata di un percorso di supporto utilizzante proprio il Tai Chi. La motivazione risiedeva nel riscontrato beneficio che questa disciplina apporta nel rafforzare il sistema immunitario e nel vincere la paura di cui queste malattie si nutrono.

Dopo essermi a lungo documentato, ho ritenuto che, una valida tecnica di respirazione che interagisse in maniera significante con l’energia interna, potesse essere un ottimo strumento d’aiuto per i pazienti; ho lavorato molto affinché queste tecniche potessero essere alla portata di tutti e fossero di facile assimilazione, permettendo così ai pazienti di avvicinarsi passo passo al Viet Tai Chi e alle sue forme.

Il corso lo iniziai presso il Dipartimento di Prevenzione La Madonnina, Azienda ULSS nr. 2 della Marca Trevigiana. In questa iniziativa venne coinvolto anche il Direttore Generale, Dott. Francesco Benazzi, che prese a cuore il progetto, servendosi anche della collaborazione di Zeta Group, azienda con esperienza ventennale nel campo del video e della comunicazione e del suo Amministratore Luca Pinzi. Tra le varie iniziative organizzate nella Marca, posso citare gli eventi per la raccolta fondi presso la Società Agricola Antonio Facchin e la Tenuta Amadio di Monfumo e non di meno la Nice SPA di Oderzo, in cui il Viet Tai Chi partecipò alla presentazione del libro sull’immunoterapia dei tumori, “Il cancro ha già perso”, del Prof. Michele Maio.

Anche se gli ultimi due anni di questo percorso sono stati segnati dalla pandemia, non ci siamo persi d’animo; io ed altri Maestri e istruttori facenti parte della Fondazione Altre Parole che operano negli ospedali di Castelfranco, Cittadella e Camposampiero, ci siamo dati da fare attraverso lezioni on-line, per poter dare una continuità a questa iniziativa e permettere a chi ne ha bisogno, di costruirsi un bagaglio importante per affrontare i momenti più difficili.

Tenendo questo corso, sono venuto a contatto con persone splendide, che lottano, si mettono in gioco e nonostante le difficoltà fisiche e spirituali, affrontano ogni lezione con impegno ammirevole senza mai demordere. La passione dimostrata da questi pazienti, che non lasciano nulla di intentato per migliorare la propria qualità di vita, ci può far riflettere su alcuni problemi che ci portiamo a presso e a cui spesso, forse, diamo un’eccessiva importanza.

La Via del Viet Tai Chi, la Voce dei Maestri. Maestro Michele Piva

Perché ha scelto questa disciplina?

Praticavo già Viet Vo dao, e ad un certo punto il Maestro Bao Lan mi consigliò di fare Viet tai chi per aiutarmi nel   recupero di piccoli infortuni. Il Viet vo dao stava diventando molto impegnativo per me; così per un periodo ho praticato sia l’una che l’altra disciplina, e alla fine ho scelto il Viet tai chi.

In che modo il Viet Tai Chi influisce nella vita di tutti i giorni?

Il Viet tai chi influisce nella vita di tutti i giorni perché dona un grande senso di benessere. Non potrei vivere senza farlo, fa parte della mia vita.

Quale e quanto è il tempo per la pratica odierna?

Diciamo che io pratico tutti i giorni, perché sono tutti i giorni in palestra, sia come allievo e maestro. Poi, tra il corso istruttori e gli stage pratico tantissimo. Consiglio ai miei allievi di praticare tutti i giorni al mattino almeno cinque, dieci minuti ripassando una forma.  Questo permette di risvegliare bene il corpo iniziando la giornata con una energia diversa, sentendosi ricaricati. Alla sera, consiglio invece di ripassare qualche minuto le forme mentalmente prima di dormire.

In che modo il movimento fisico influisce sulla mente e la arricchisce?

il movimento fisico arricchisce la mente nel senso che la svuota da certi pensieri, e il corpo automaticamente si rilassa. Accumulare un sacco di pensieri e non praticare nessun tipo di sport, influisce in maniera negativa sulla mente. Riuscire a ritagliarsi del tempo praticando una attività fisica, è una buona pratica per la mente. Il Viet tai chi aiuta tantissimo a svuotare la mente, creando una sensazione di leggerezza. Non è facile perché la mente è complessa, però si può alleggerirla.

Quando si capisce di essere pronti per affrontare un esame?

Se dipendesse da noi, credo mai. Noi non siamo in grado di stabilire se siamo pronti ad affrontare un esame, però dopo un buon lavoro in cui si è progrediti, e il tuo istruttore ti dice che è arrivato il momento, vuol dire che è giusto così.  Devi credere nel tuo istruttore.

Come trasmettere la gioia e la voglia di praticare il Viet Tai Chi alle persone che si iscrivono per la prima volta in palestra?

Con il sorriso interno. Se una persona ti vede che stai bene ed hai raggiunto uno stato di benessere mentale che traspare dal di fuori, è il migliore biglietto da visita. La cosa che dico sempre è, provare qualche lezione e vedere l’effetto che fa.

In che modo l’oriente si apre all’ occidente attraverso la pratica del Viet Tai Chi e viceversa?

Noi siamo sempre stati affascinati dalle tecniche orientali e dal loro mondo, però non abbiamo la stessa mentalità, cultura, alimentazione, clima… L’unica cosa che noi occidentali possiamo fare per avvicinarci al mondo orientale, è praticare le loro discipline, senza cercare di capirle, ma facendole. Siamo troppo razionali, dobbiamo lasciarci andare di più, fare senza chiedere ogni volta il perché di quel determinato movimento.

La consapevolezza e percezione delle forme del primo anno ad oggi come è cambiata?

La consapevolezza si acquisisce un po’ alla volta, pian piano viene automatico. Prima si capisce un movimento e poi si passa al successivo; funziona così fino a quando il movimento diventa fluido ma più consapevole. Alla fine raggiungi la fase in cui pensi solo al poema, e il corpo si muove di conseguenza.

Ci sono stati dei momenti in cui la stanchezza e la vita di tutti i giorni hanno preso il sopravvento sulla pratica?

 Si, Ci sono stati, ma non hanno preso il sopravvento. Forse una volta, appena finiti degli esami, ho preso una piccola pausa perché venivo da un periodo di preparazione stressante, e non c’era il mio anno in palestra; così mi sono fermato per qualche mese.

Quali sono i doveri degli allievi verso i maestri e viceversa?

I doveri dei maestri verso gli allievi, è quello di essere sempre obbiettivi e sinceri. Se devo elogiare un allievo lo faccio davanti a tutti, anche se lo devo correggere perché potrebbe aiutare gli altri; ma se vedo che tiene un comportamento sbagliato in palestra, lo faccio privatamente; non voglio umiliare l’allievo ma desidero che capisca che l’arte marziale si basa sul rispetto.

L’allievo verso il maestro deve accettare senza replicare, è il maestro che decide la lezione da tenere.

Ha una massima o una citazione propria od altrui che usa?

Non bisogna cercare il successo per essere felici, ma essere felici per avere successo.

È una cosa che si applica anche allo studio delle forme; la felicità è sapere di avere fatto bene una forma, anche se non l’hai imparata tutta, ma quello che hai fatto, l’hai fatto bene e ci sei riuscito.

Ha un aneddoto come maestro e come allievo?

Facendo l’esame del ventaglio per il IV Dang, ho spezzato il ventaglio. Mentre facevo la forma, ho sentito il ventaglio spezzarsi a metà, così nel dubbio se fermarmi e cambiarlo per ripartire, ho finito la forma con il ventaglio a penzoloni.

Disegna il Viet Tai Chi

Si è recentemente svolto il concorso 30 anni di VTC. I lavori proposti sono stati numerosi e tutti interessanti. Quale membro del CD ho partecipato alla votazione per eleggere il vincitore, il cui lavoro rappresenterà il soggetto della T-shirt del VTC Italia per il 2022. La segreteria del VTC Italia ha chiesto a questa Commissione 1 di divulgare i risultati e complimentarsi con i partecipanti e le associazioni che sono state così validamente rappresentate. Il vincitore del concorso è Francesca Sartorato della asd Tinh Vo Mon di Treviso, a cui vanno i nostri più sentiti complimenti. La Commissione 1 sta anche preparando il libro di celebrazione dei 30 anni di VTC al cui interno troverete alcuni dei lavori proposti per il concorso, oltre ovviamente al lavoro vincitore. Come da regolamento la vincitrice del concorso riceverà il premio in palio in occasione dello stage di Pesaro, maggio 2022. Vi rinnoviamo i ringraziamenti per aver partecipato e vi diamo appuntamento alla prossima occasione.

Maestra Anna Campo
Commissione Tecnica 1

La Via del Viet Tai Chi, la Voce dei Maestri. Maestra Elena Bortolami

Perché ha scelto questa disciplina?

Fino ai 18 anni ho praticato danza classica, poi per un incidente ho dovuto abbandonare la danza e cominciare a fare ginnastica correttiva, ma mi annoiava. Così una amica mi disse: vieni a provare il Viet Tai Chi; sono andata a fare la lezione di prova e fu amore a prima vista. Per me è stato come ritornare a casa, al mio primo amore. L’ ho subito sentita come una danza marziale. Ricordo che pensai: la mia schiena sta bene ed io mi sento davvero meglio.

In che modo il Viet  Tai Chi influisce nella vita di tutti i giorni?

Quando insegnavo e andavo a lezione tutte le settimane, la vedi la differenza nel corpo. Tutti quegli acciacchi alle ginocchia, schiena, spalle, caviglia, spariscono.  Io l’ho notato proprio dopo l’incidente che avevo avuto. La pratica regala una grande serenità e tranquillità che armonizza. Carica fisicamente e calma a livello mentale.

In che modo il movimento fisico influisce sulla mente e la arricchisce?

Quando il fisico sta fermo, la mente rattrappisce. Mi ricordo che durante il periodo della maternità in cui sono stata ferma, la mente era come se fosse lenta. Se non ci si muove, la memoria perde colpi. La memoria del corpo influisce sulla memoria della mente, è importantissimo fare movimento fisico.  L’energia circola meglio e carica in maniera positiva la mente di cose belle e lo senti durante tutta la giornata.  Questa calma ti pervade e quando ti rapporti con le altre persone, sei molto più rilassata e non sulla difensiva ne in attacco.

Quale e quanto è il tempo per la pratica odierna?

Se si riesce a trovare almeno dieci minuti al giorno, anche solo ripassando una forma, si riesce ad avere lo spirito del Tai Chi sempre dentro di sé, e si comincia bene la giornata.  Per la pratica in palestra invece, almeno due volte. Una è troppo poca. In una lezione assimili il movimento e poi nell’altra lo impari.

Quando si capisce di essere pronti per affrontare un esame?

Per esperienza personale lo capisci. E’ una cosa che ti nasce da dentro, una specie di voce che ti dice, voglio fare l’esame, mi sento pronta. Ma questa voce ti viene da anni di prove, e di ripetizioni, anche se con mille paure, lo slancio ti viene dal momento in cui pensi di avere studiato bene tutto e ripetuto fino alla nausea. L’ultima parola però spetta sempre al tuo maestro, se lui decide che non sei pronto, lo devi ascoltare, anche se hai fretta di fare l’esame. Bisogna essere onesti con se stessi, valutarsi davvero come lo farebbe una commissione, a volte aspettare un anno ti offre il modo di capire e di godere meglio della esperienza che stai facendo. Anche il maestro deve essere onesto, anche se a volte ti dispiace e vorresti motivare l’allievo, è meglio lavorare di più sul percorso che porta a fare l’esame. Alla fine ci si mette l’anima in quei pochi minuti in cui ci si esibisce davanti alla commissione, per quello bisogna davvero essere pronti.

Come trasmettere la gioia e la voglia di praticare il Viet Tai Chi alle persone che si vogliono iscrivere in palestra?

Io dico sempre prova… non c’è cosa migliore di provare. Puoi dire tantissime cose sul tai chi, però alla fine conta tantissimo la sensazione che ti lascia dentro. O lo ami o lo odi. Fino dalla prima lezione ho capito che dovevo fare quello, il tai chi era la mia strada per stare bene. Il Viet Tai Chi è per tutti, ma allo stesso tempo non è per tutti.

Ci sono stati dei momenti in cui la stanchezza e la vita di tutti i giorno hanno preso il Sopravento sulla pratica?

Più che stanchezza diciamo gli eventi della vita quotidiana, anche quando ero stanca sono sempre andata in palestra, poi con la nascita dei figli è stato più difficile, ma non ho mai saltato per la stanchezza, perché so che quando fai Tai chi, dopo resti per delle ore carico di energia e voglia di fare.

In che modo l’oriente si apre all’occidente attraverso la pratica del Viet Tai Chi e viceversa?

Il Viet Tai Chi non nasce in Oriente ma nasce in Occidente da un orientale. E’ un’arte orientale che si è adattata al modo di pensare occidentale, anche alle dinamiche occidentali. Se volessimo fare un paragone tra Oriente e Occidente, possiamo dire che l’occidentale ha un modo di pensare molto irruento, si stanca, ha bisogno di nuovi stimoli continuamente.  L’orientale invece lavora come l’acqua che scava la roccia, ha un modo incessante di agire finché non arriva alla meta. Prendiamo un Tai Chi Chuan, le loro forme vengono ripetute centinaia, migliaia di volte, è più difficile per gli occidentali seguire queste discipline. Nel Viet Tai Chi abbiamo più forme, per dare sempre nuovi stimoli agli allievi.

La consapevolezza e la percezione delle forme dal primo anno ad oggi come è cambiata nel tempo?

Ho imparato a fare Luc Dieu centinaia di volte, ed ogni volta è diversa, anche solo per un piccolo particolare che cambia la prospettiva. Non ti so dire come cambia, ma ogni volta che ripeto quella forma, c’è sempre qualcosa che la arricchisce, sia in maniera mentale che fisica. Se dovessi pensare a tutte le volte in cui ho eseguito Luc Dieu pensando al poema, potrei scrivere un libro. Per entrare nella forma, pensare al poema è davvero illuminante; ci si sente presi e avvolti da questa energia, che ogni volta diventa più potente. Il poema è una essenza di vita, ti dà delle indicazioni per inseguire una vita serena e in armonia con te stesso e il prossimo.

Quali sono i doveri degli allievi verso i maestri e viceversa?

Sicuramente la lealtà e la fiducia. Sono sempre stata favorevole alla parola, parlarsi se ci sono dei problemi da ambo le parti. E poi il rispetto, sempre sia per gli allievi verso i maestri e sia per i Maestri che devono avere cura degli allievi.

Ha una massima o una citazione che le piace usare?

A volte i miei allievi mi dicevano sono troppo stanco per venire in palestra… e io dicevo, vieni, fai e poi torni caricata a casa. Ma la massima che tengo stretta nel cuore è

 “Sette volte giù, otto volte su”.

Un aneddoto come maestra e come allieva.

Con la nascita del mio primo figlio, ho fatto lezione fino a due giorni prima della data presunta del parto. Con il gruppo ci eravamo messe d’accordo qualche giorno prima, per la pizza di fine anno; solo che ad un certo punto son arrivate le doglie e sono andata all’ospedale lo stesso giorno della pizza; mente ero per strada ho chiamato una allieva per dirle che causa figlio in arrivo dovevo rimandare la pizza.

La Via del Viet Tai Chi, la Voce dei Maestri. Maestro Fabio Rango

Perché ha scelto questa disciplina e come ne è venuto a conoscenza?

Praticavo già il Viet Vo Dao nella palestra Bao Lan e vedevo quelli che facevano Viet Tai Chi nella altra sala, ma non mi sembrava  l’ attività per me;  poi mi venne il mal di schiena e questo dolore mi accompagnò per molti giorni, e durante l’allenamento di Viet Vo Dao, lo dissi al Maestro, il quale mi rispose: ma perché non fai il Tai chi? Cominciai con qualche lezione, e mi appassionai subito, specialmente dopo aver verificato che il mal di schiena scomparve.

In che modo il VTC ha influito nel rapportarsi alla vita di tutti i giorni?

Il Viet Tai Chi entra nella mia vita tutti i giorni. Ogni mattina cerco di fare un po’ di esercizio e meditazione, perché mi fa stare bene. Per quanto riguarda il mondo del lavoro e delle relazioni sociali, sono molto più paziente. Ho imparato a trasportare la dinamica del Tai Chi, tempo e pazienza per imparare le forme, e applicare lo stesso principio con le persone tutti i giorni, dal lavoro, alla palestra, mentre sono in macchina, quando faccio la spesa.

In che modo il movimento fisico influisce nella mente/psiche e la modifica o arricchisce?

Io penso che quando il corpo e la mente si allineano, le cose arrivano in maniera automatica. All’inizio del percorso del Viet Tai Chi, tra essere Allievo ed essere Istruttore, e anche da quel poco che sono  diventato Maestro, (anche se non si diventa maestri nel momento della  consegna della cintura, ma si  viene preparati anni prima) sono cambiate molte le cose; prima era un discorso di guardare e cercare di capire, poi  incominciare a sentire e guardare, e poi fluire; e questa è stata l’evoluzione che mi ha fatto capire come il movimento arricchisce la mente e anche a livello più profondo.

Quale e quanto è il tempo da dedicare alla pratica quotidiana?

Il tai chi dovrebbe essere visto come uno stile di vita. Io credo che la pratica quotidiana oltre al lavoro della palestra, possa essere come inizio una mezz’ora. Diciamo che trenta minuti in una giornata si possono trovare. Io comincio al mattino con i Tibetani, un pò di meditazione, degli esercizi di riscaldamento e magari ogni giorno fare una forma. Quando si comincia a sentire che il corpo risponde bene, donandoci quella sensazione di benessere, aumenta la voglia di praticare.  Se poi ci fossero delle velleità di insegnamento, il tempo della pratica dovrebbe essere più lungo, proprio per ricercare la perfezione del movimento giusto da trasmettere ai propri allievi.

Quando si capisce di essere pronti per affrontare un esame?

Nel corso degli anni è proprio cambiato il mio modo di approcciarmi all’esame. Noi abbiamo delle scadenze annuali per sostenere gli esami, poi pian piano quando si sale di grado è il maestro che ti dice, ti vedo pronto per l’esame, anche se tu maturi gli anni e lui vede che non sei pronto, non è detto che te lo fa fare.

In realtà non ci si sente mai pronti, oppure ci si sente prontissimi. Ci sono state delle volte in cui mi sentivo pronto e gli esami non sono andati come volevo, invece altre volte che mi sono detto ‘proviamo ‘ e sono andati benissimo.  Io credo che ci vorrebbe un po’ di senso di autocritica alle volte, e non fare gli esami perché altrimenti si perde l’anno. Bisogna lavorare molto in palestra, frequentarla, e confrontarsi spesso con il proprio maestro per non avere dubbi, e alla fine il giudizio finale resta al maestro. Mandare all’esame un allievo che non è pronto non va bene. Se vedo che un allievo non frequenta, non si applica, non sono propenso a mandarlo all’esame.  Ho avuto la fortuna di avere avuto tanti allievi nel mio percorso, ed ho notato che ogni allievo è diverso dall’altro. Per ogni allievo bisogna studiare il giusto metodo, sia come insegnamento che come approccio.

La consapevolezza e la percezione delle forme dal primo anno ad ora. Come sono mutate?

il primo Lu Dieu che mi ricordo era solo un tentativo di copiare qualcuno. Invece ricordo la mia forma di terzo Dang la ‘48’ a Pesaro, in cui la mente e il corpo erano insieme, e la mente guidava il corpo senza pensare.  Quella forma dura otto minuti, e sono volati in maniera fluida, mi sentivo in sintonia con tutto quello che i stava attorno. C’era una specie di magia in me, erano i movimenti che studiavo da anni e finalmente sono usciti in maniera spontanea. Ricordo che il Maestro era soddisfatto e me lo fece capire. La Mia felicità era totale, un momento perfetto. Auguro a tutti gli allievi di vivere dei momenti così.

Come trasmettere la gioia di praticare questa disciplina a chi non la conosce?

Allora, essendo una persona solare, cerco di coinvolgere le persone con il sorriso e la serenità. Di solito le persone si avvicinano quando vedono una esibizione, un video. Anche se questa è una disciplina fatta da singoli, credo sia importante fare un gruppo. Le persone sono diverse, ognuno con le proprie esperienze sociali e lavorative, e la cosa bella che deve fare il maestro, è riuscire a unificare il gruppo, fare in modo che la lezione in palestra sia una cosa bella, vissuta con serenità e sintonia.

Ci sono stati dei momenti in cui la stanchezza e la vita di tutti i giorni hanno preso il sopravvento sulla pratica?

ln passato ho avuto dei momenti no; andavo in palestra malvolentieri e mi sono confrontato con il Maestro chiedendogli cosa potevo fare. Avevo dei problemi miei, non ero centrato.  Credo che un allievo dovrebbe sempre parlare con un maestro quando arrivano queste difficoltà, un maestro è lì per ascoltarti e stimolarti, per cercare di tirare fuori il meglio da te. Mi sono sempre affidato al mio maestro, mi ha dato degli strumenti su cui lavorare in quei giorni e sono riuscito ad uscirne senza mollare l’insegnamento.

Lasciare tutto non ci ho mai pensato, anzi, quando un allievo di terzo dang lascia la federazione, spiace sempre. Se sei arrivato a quel Dang ed hai avuto degli allievi che credono in te, devi continuare ed esserci per loro.

Quali sono i doveri degli allievi verso i maestri e viceversa?

Credo che ci sia una parola che accomuna tutti ed è il Rispetto. Nella vita ho visto che a volte si viene a creare un rapporto di amicizia dopo anni, però in palestra i ruoli devono essere ben definiti, io sono il tuo maestro e sono qui per insegnarti nel migliore dei modi il Viet tai Chi, rispettandoti. Il maestro deve rispettare la crescita individuale dell’allievo. L’allievo deve essere concentrato in quello che sta facendo con disciplina durante la lezione

In che modo l’Occidente si apre all’Oriente attraverso la pratica del VTC e viceversa?

In realtà quello che ho vissuto in Oriente durante i miei due viaggi in Vietnam e in India, sono esperienze uniche, irripetibili e rare, che per quanto tu possa viverle cercando di portarle qui, non saranno mai la stessa cosa. Basta pensare agli allenamenti fatti nei giorni di pioggia, sulla terra, all’aperto senza tenere conto delle condizioni atmosferiche, alzandoti alle 4 del mattino. Lì le cose sono molto più lente. Tutto è più spartano e spirituale. 

I maestri orientali che ho incontrato qui, hanno mantenuto lo stile orientale, ma pian piano si sono occidentalizzati; questa non è assolutamente una critica, è ovvio che siamo esseri in mutamento che dobbiamo vivere nel contesto in cui ci troviamo.

Ha una massima o citazione che usa spesso?

Una frase che amo molto (di un maestro spirituale) è: la vita è un viaggio, il mezzo è la conoscenza e la meta è l’amore.

Un aneddoto come allievo e come Maestro.

L’anno scorso mi sono presentato al corso istruttori senza kimono, me l’ero proprio dimenticato e non era mai successo. Chiedo umilmente al maestro come fare, mi spiaceva perdere la lezione; e lui senza dire niente, va verso uno scatolone pieno di kimoni vecchi e usati, ne estrae uno dicendo, questo va bene per Fabio Rango.

Come Maestro mi è capitato una sera, qualche anno fa, mentre facevo vedere una forma di spada, la spiego facendo vedere i passi da fare, e non mi accorgo che avevo cambiato la forma di spada, una specie di mix tra le prime due. Arrivo alla fine, e gli allievi mi guardano confusi, ma senza avere il coraggio di dire, maestro ha sbagliato. A quel punto mi sono scusato con loro, ma dentro di me sorridevo.  Nessuno è infallibile, e ogni tanto sbagliano pure i maestri.

La Via del Viet Tai Chi, la Voce dei Maestri. Maestro Nunzio Ianiri

Perché ha scelto questa disciplina?

Tramite una amica di famiglia, che mi disse, vieni a provare il Viet tai chi?  Feci la lezione di prova, quasi come una sfida. Da ragazzo avevo cominciato a fare Karate, successivamente degli sport all’aria aperta perché non mi piaceva stare chiuso in una palestra, così ho cominciato con l’atletica leggera. Per anni non avevo più pensato alle arti marziali, così la sfida che mi ero posto, fu quella di arrivare fino alla cintura nera.

In che modo il Viet Tai Chi influisce nella vita di tutti i giorni?

Dal punto di vista iniziale è stato verso il terzo anno di pratica. Venivo da una attività di atletica leggera che mi aveva irrigidito le articolazioni, così ho notato che avevo delle performance migliori, il corpo pian piano diventava più morbido e riuscivo a fare delle cose che prima mi erano quasi impossibili. Nella vita di tutti i giorni vedevo che entrava sempre più in me lo spirito del Tai chi, dalla meditazione alla consapevolezza del corpo.  Premetto che sono sempre stato affascinato dalle filosofie orientali ed approcciarsi verso i quarant’anni a questa disciplina, mi ha permesso di capirla in modo diverso rispetto a quando avevo vent’anni.

Quale e quanto è il tempo per la pratica odierna?

Consiglierei come minimo le due volte canoniche a settimana, e di sperimentare sempre. Quando l’istruttrice che mi seguiva lasciò l’insegnamento, mi trovai a gestire i suoi corsi con l’aiuto di istruttori di grado più alto del mio. Ricordo che anche la Maestra Elena mi aiutò nella gestione dei corsi. Era molto stimolante fare tai chi, e stavo tutti i giorni in palestra. Diciamo che oltre alle due volte canoniche consiglierei di fare tutti gli stage e il corso istruttori, avere stimoli, confrontarsi con altri allievi che fanno il tuo stesso percorso e con quelli più avanti di te, aiuta tantissimo.

In che modo il movimento fisico influisce nella mente e la arricchisce?

Per me è tutto legato alla consapevolezza del respiro: misurare l’ampiezza di un gesto, la flessibilità, la velocità, attraverso una corretta respirazione, genera uno stato di benessere fisico e mentale. Faccio sport e sto bene, e la mia mente ne trae beneficio, in termini di tranquillità ed equilibrio psicofisico nella vita frenetica di tutti i giorni. Va bene qualsiasi sport, purché sia fatto in maniera consapevole, ascoltando il proprio respiro.

Come trasmettere e la gioia e la voglia di praticare il Tai chi a chi si approccia per la prima volta a questa disciplina?

 Secondo me quelli che cercano questa disciplina sono già predisposti al Viet tai chi.  Di solito sono persone adulte che cercano una attività in grado di generare benessere fisico. Io dico sempre che il Viet tai chi preserva il fisico e ti aiuta tantissimo nella vita di tutti i giorni.

Quando si capisce di essere pronti per affrontare un esame?

L’allievo dovrebbe eseguire la forma correttamente, e quando riesce a farla davanti ai suoi compagni, al suo istruttore senza bloccarsi, è il momento propizio. Ovviamente l’emozione gioca sempre a favore o sfavore, però sapere eseguire bene le forme avendo rispettato tutti i tempi degli anni accademici, e gli insegnamenti del tuo maestro, vuol dire che la maturazione dentro di te è avvenuta e in quel momento si è pronti.

La consapevolezza e percezione delle forme dal primo anno ad oggi come sono mutate?

Diciamo che le forme le senti e le cogli in maniera più completa. C’è una sorta di maturazione, una specie di musicalità, si affina di più l’orecchio. Cominci a capire meglio la tecnica, il significato della circolarità e apprezzi sempre di più il modo in cui pratichi il Tai Chi.

Ci sono stati momenti in cui la stanchezza e la vita di tutti i giorni hanno preso il sopravvento sulla pratica?

Si, è successo. A volte i problemi famigliari e lavorativi influiscono, ma si recupera facilmente. Un consiglio che mi sento di dare è: frequentare gli stage.  Gli stage aiutano con stimoli nuovi e il gruppo trascina sempre.

Quali sono i doveri degli allievi verso i maestri e viceversa?

Il rispetto è essenziale, sia da entrambe le parti. A volte si cerca di capire il carattere degli allievi, ascoltandoli e aiutandoli nell’apprendimento. Ognuno ha i suoi tempi di maturazione, sta al maestro capire ma sta anche all’allievo fidarsi del suo maestro.

In che modo l’Oriente si apre all’occidente e viceversa?

Non è facile entrare nella disciplina orientale, bisogna farlo per gradi, cominciando a destrutturare, pezzo per pezzo.  Noi occidentali siamo troppo razionali, vogliamo essere rassicurati sulle cose prima di farle; gli orientali invece le accettano, prima le fanno e poi se serve chiedono spiegazioni. Ecco cominciare ad aprirsi per gradi, fare le cose, praticare, è già un buon punto di apertura mentale.

Ha una massima o una citazione propria od altrui che usa spesso?

 Fai e ascolta.

Giocare sul limite.

Ha un aneddoto come maestro e come allievo?

Una volta ad uno stage facemmo una esibizione; eravamo tutti istruttori, seri e compassati, e ad un certo punto facciamo una smorfia con la lingua di fuori nella mossa del Leone; in quel momento la gente non sapeva se ridere o se fosse legata sul serio alla dimostrazione.

Come ho scelto il Viet Tai Chi

Emanuela Da Lan


Autunno 2018.
Sto cercando un’attività che mi aiuti a superare i miei problemi di salute. Da qualche anno, infatti, mi è stata diagnosticata la sclerosi multipla. Per caso trovo un volantino che pubblicizza un corso di Viet Tai Chi che si svolge non lontano da casa mia. Chiamo il numero indicato e mi risponde una voce gentile e simpatica che mi invita a fare una lezione di prova. Eccomi dunque al mio primo contatto con questa disciplina a me sconosciuta. Da
subito mi rendo conto che è esattamente quello che cercavo: un modo per affrontare e anticipare i problemi legati alla sclerosi multipla.
Appena iscritta capisco che il Viet Tai Chi può migliorare il mio equilibrio, la mia coordinazione, rendere più forte la mia muscolatura, facendomi diventare più flessibile e stabile.
Andando avanti noto che anche le capacità cognitive traggono giovamento dalla pratica: la necessità di imparare le forme e ricordare l’ordine delle sequenze si rivela essere un allenamento perfetto per la mente, mentre la respirazione profonda che si effettua durante
l’attività mi permette di migliorare lo stato mentale diminuendo lo stress. Se arrivando a lezione mi sentivo stanca e a volte giù di corda, l’allenamento riusciva a spronarmi e ne uscivo con una carica nuova. Inoltre, se all’inizio rimanevo incantata a guardare gli allievi più
esperti che si esibivano in forme stupende, pian piano mi sono accorta che l’esercizio e la perseveranza permettevano anche a me d’imparare e ricordare quei movimenti tanto ambiti, traendone grande beneficio.
Ho avuto la fortuna di fare i miei primi passi nel Viet Tai Chi con un gruppo ristretto di persone godendo così dell’attenzione quasi esclusiva della mia prima insegnante Anna Cappotto. Essendo completamente inesperta, questo approccio mi ha dato la possibilità di accostarmi gradualmente e senza impaccio a questa antica arte marziale. In seguito, ho raggiunto un gruppo più numeroso e ho sperimentato il piacere degli allenamenti in
compagnia. Eseguire le forme assieme a più persone e condividere le competenze con altri sotto la guida esperta della mia nuova maestra Barbara Peroni, mi ha dato molto. Ambedue le esperienze hanno avuto un influsso positivo sul mio fisico e sulla mia persona.
Poi è arrivato il Covid-19 che ha di nuovo cambiato tutto. Mi sono ritrovata a praticare all’esterno con un gruppo ristretto di allievi con diversi livelli di abilità, un’esperienza unica.
Ho potuto mettere alla prova sia la mia resistenza alla stanchezza che quella al clima, entrambe influenzate negativamente dalla malattia. Nella prima, l’appoggio dei miei compagni e dell’insegnante ha fatto la differenza consentendomi di gestirla al meglio.
Riguardo al secondo, sopportare il freddo invernale non è stato troppo difficile mentre tollerare la calura estiva è stato deleterio e ho dovuto rinunciare alla pratica.
Negli ultimi anni ho anche superato delle ricadute della malattia continuando quando possibile a praticare il Viet Tai Chi e caricandomi, dunque, di nuove forze.
AISM (Associazione Italiana Sclerosi Multipla) in questo momento sta facendo una campagna per far conoscere la malattia, intitolata “L’Apparenza inganna”. Questo mio racconto è una testimonianza dell’Invisibilità della sclerosi multipla che è sempre lì tra le
righe del mio testo e onnipresente nella mia vita.

Emanuela Da Lan
Asd Thanh Lan

La Via del Viet Tai Chi, la Voce dei Maestri. Maestra Loreta Pedò

Perchè ha scelto questa disciplina?

In passato ho praticato le arti marziali con il maestro Lupatin, poi per motivi di salute , dopo una brutta operazione, il mio fisico non poteva più  sostenere i  combattimenti corpo a corpo.  Così decisi di provare altre discipline, e per dieci anni ho frequentato palestre e corsi alternativi, ma non riuscivo a trovare niente che mi piacesse veramente. Un giorno il mio  maestro di arti marziali  mi chiama   dicendomi : vieni a provare il Viet tai chi, c’è il maestro Bao Lan che tiene un corso alla palestra ‘ La porta di legno’. Dopo la prima lezione ero già sicura che quella fosse la mia disciplina a tutti gli effetti.  Era il 2004; il primo anno imparai le forme, e il maestro mi disse di fare l’esame; io non avevo tutta sta voglia di fare esami dopo una vita passata a farli. Ho un passato di Insegnante, quindi prima all’ università, poi a scuola; tra l’altro non sapevo che nel Viet Tai Chi si facessero anche gli esami. Il Maestro mi disse: sei pronta, andiamo a Cesenatico a fare l’esame. Da quel momento tutto è stato vissuto in maniera naturale, senza forzature, fino al giorno in cui mi sono ritrovata maestra. Sembra ieri quando ho iniziato.

In che maniera il VTC influisce nel modo di rapportarsi nella vita di tutti i giorni?

il Viet Tai Chi mi ha messo in contatto con il mio corpo. Mentre l’arte marziale ti potenzia, fai muscolatura, con il Tai Chi scopri che puoi fare delle cose che non pensavi di fare, perché e alla portata di tutti; ognuno lo fa secondo le sue possibilità. Cominci a piegarti un po’ di più, fai dei salti, cominci a prendere coscienza con i muscoli di tutto il corpo; in una parola, ti equilibra.  Il Tai Chi ti rende felice; praticandolo si addolcisce il movimento e influisce nel carattere. Le persone che praticano il Tai Chi, raggiungono un equilibrio. Poi il Tai Chi aiuta la memoria. Il lavoro che facciamo in palestra, sia di esecuzione che di teoria, ti aiuta tantissimo a ricordare le cose nella vita di tutti i giorni.  Per chi insegna, è un aiuto in più. Bisogna elaborare dei metodi per imparare ad insegnare quel determinato movimento ad una persona adulta. Nel Tai Chi abbiamo visto che gli iscritti sono per la maggior parte persone adulte, quindi il metodo di insegnamento varia da persona a persona. Nello studiare come farlo, si fa già un buon lavoro a livello mentale, e questo nella vita di tutti i giorni, crea una certa elasticità che serve sempre. Mi ricordo il caso di un ragazzo che era timido, insicuro quando iniziò, ma dopo qualche anno, vidi la completa trasformazione. Aveva assunto un altro aspetto, fisico e mentale, di sicurezza in sé. Il Tai Chi aiuta tantissimo anche in questo senso.  Dà sicurezza e forza nella vita di tutti i giorni.  

Quando si capisce di essere pronti per affrontare un esame?

Non ci si sente mai pronti per un esame; ma la bellezza di un esame è una opportunità di imparare qualcosa di più. Ho sempre avuto la fortuna di trovarmi davanti il Maestro Bao Lan all’esame, e questo per me è stata una fortuna, perché durante gli esami ho sempre imparato qualcosa di più. Il maestro Bao Lan, conoscendo il mio punto debole, mi faceva sempre la domanda su quello, dandomi l’opportunità di ragionarci insieme e imparando qualcosa di più. Se il tuo insegnante ti dice sei pronto per fare l’esame, vuol dire che lo sei. Come insegnante in commissione di esami invece, mi sono trovata davanti persone che non sapevano molto, perché pensavano che bastasse solo la pratica; ma il Viet Tai Chi è un mondo completo. Bisogna studiare anche il poema e La teoria. Non si può sottovalutare l’importanza di un dang. Ci sono talmente tanti aspetti da sapere nelle forme, che non si finisce mai di imparare. Desidero anche sottolineare quanto sia importante il corso istruttori; ogni volta che lo si frequenta, si impara sicuramente qualcosa.

In che modo il movimento fisico, influisce sulla mente e la psiche e la arricchisce?

Il VTC hi ha dei movimenti bellissimi. La ricerca del movimento bello, intesa come bellezza in sé, migliora l’uomo a livello interiore.  Tu vai a vedere una mostra di quadri, leggi un libro, ascolti della musica e sei felice. Quando fai le cose belle, sei felice. Quindi La ricerca del movimento perfetto, non vuol dire solo migliorare nelle gambe, la postura, la flessibilità, ma è quello che ti porta e ricercare una perfezione interiore che ti rende felice e ti dona equilibrio. Avere la mente equilibrata nella ricerca del bello, ti fa pensare bene, agire bene, e ti porta ad avere una sorta di benessere interiore. E’ una ricerca dell’arte del movimento perfetto. Le persone cambiano in meglio, e riescono ad affrontare gli imprevisti della vita con più serenità ed accettazione.

La consapevolezza e percezione delle forme dal primo anno ad ora, come sono mutate?

All’inizio facevo un sacco di domande. Entravo in palestra, facevo le cose e d alzavo la mano per fare le domande. Il maestro non mi rispondeva mai, e pensavo perché non lo fa?   Lui spiegava pochissimo, il maestro di venti anni fa spiegava davvero pochissimo. Poi a forza di vedermi lavorare tanto in palestra, aveva capito che il mio interesse era totale. Così cominciò a rispondere alle domande. Alla forma ci arrivi un poco alla volta, più ci lavori, più capisci. Io consiglio di leggere tanto il poema, non una o due volte, ma almeno trenta volte, devi vivere la forma collegandola con il poema, per entrare bene in essa. La bellezza del Tai Chi è questa, entrarci dentro.  La cosa bella del Tai Chi è che in palestra non esiste il ventenne o il sessantenne. Io non sono mai stata trattata da anziana nel Viet Tai chi. Certo ognuno di noi ha delle potenzialità legate anche alla età, ma tutti ci arrivano a finire la forma. Quello che succede nei corsi di ginnastica per anziani in certe palestre, è una cosa avvilente. Gli insegnanti trattano gli anziani come persone vecchie, che non capiscono. Invece non è così. Ho allievi di ottant’anni che riescono a fare le forme e a ricordarle. Basta studiare il metodo giusto. Ma non tratto la persona come fosse ‘vecchia e rimbambita’, posso spiegare sia la forma che il poema, in modo che ci sia la voglia e la gratificazione che ne deriva dopo averla eseguita, e questo deve essere accessibile ad ogni età.

Quanto tempo si deve dedicare alla pratica quotidiana?

Alle mie allieve, indico degli esercizi da fare a casa, mirati ai loro problemi fisici.  A chi ha male alle anche indico certo tipo esercizi, a chi ha male alla schiena ne dò degli altri. Vedo che loro li fanno e poi me lo dicono, “mi sento meglio e sto meglio”. Per la memoria dico sempre ai miei allievi: alla sera allenate la memoria, pensate alla forma visualizzandola e anche facendola. Ci vuole un metodo di studio, e la pratica quotidiana nei tempi e nei modi individuali, aiuta molto.

Come trasmettere la gioia e di conseguenza l’arricchimento del bagaglio, per invogliare le persone ad intraprendere la disciplina?

Se le persone vedono la passione che ci metti nel fare Viet Tai Chi, stai sicura che vengono e si iscrivono. Gli allievi che ho avuto in questi anni, si sono iscritti dopo aver provato la lezione di prova, spinti dal mio entusiasmo nel fare Tai Chi.  Bisogna trasmettere la propria passione anche agli allievi. Devi essere soddisfatto, vedere che il gruppo ti segue senza difficoltà, in modo che sia gli allievi che l’insegnante sia contento del lavoro fatto. Bisogna dare la possibilità a tutti di esprimersi, insistere su certi esercizi, ma se il gruppo non riesce a fare quel determinato esercizio, cambio, ne faccio un altro.  Coinvolgo il gruppo in modo che escano contenti dalla palestra. La lezione deve essere una gioia è una soddisfazione. Imparare la prima forma di spada, di ventaglio… La cosa bella degli allievi è che quando ci riescono, glielo leggi negli occhi la felicità di esserci riusciti. Voglio che si sentano felici come quando uscivo io dalla palestra dopo la lezione con Il Maestro Bao Lan .

Quali sono i doveri degli allievi verso il maestro e viceversa.

Il rispetto reciproco prima di tutto. Devi sempre guardare chi hai di fronte, e avere rispetto per la persona. Come maestro non devi mai mettere un allievo davanti all’altro. Il maestro Bao Lan dice sempre, non è solo l’allievo che sceglie il maestro, ma è anche il maestro che sceglie l’allievo; nel senso che se non sei adatto al gruppo e a rispettare le regole, non sei adatto.  Il Viet Tai Chi è uno sport individuale, ma che si pratica in gruppo, per quello il gruppo deve essere coeso.  L’allievo deve avere fiducia nel suo Maestro, sia nell’insegnamento che nel metodo in cui gli viene insegnato.

Ci sono stati dei momenti in cui la stanchezza e la vita di tutti i giorni hanno preso il sopravvento sulla pratica?

Per me no, anche se quello che ho passato gli ultimi dieci anni avrebbe messo a dura prova qualsiasi persona. Il  Viet Tai Chi mi  ha aiutato a superare dei momenti veramente critici, nel modo giusto.  Per stare bene dovevo fare Tai Chi, resistere e praticare. Poi quando esci dalla palestra ti senti meglio. La respirazione, l’energia che circola bene. Tutto questo  mi ha aiutato tantissimo, è così presente in me da non farmi sentire la stanchezza.

In che modo l’occidente si apre all’oriente attraverso la pratica del VTC e viceversa?

il maestro Phan Hoang ha adattato la disciplina per noi occidentali, altrimenti il Tai chi sarebbe stato troppo duro. Quando sono stata in Vietnam, ho visto come il movimento fisico lì sia alla base di tutti i giorni. Si svegliano al mattino e fanno movimento, alla sera dopo il lavoro movimento. Praticano Arti Marziali e in genere qualsiasi tipo di ginnastica. La loro cultura insegna che il movimento fa bene e lo fanno. Per noi è diverso. Siamo più sedentari. Solo nell’ultimo decennio si è capito sul serio quanto sia importante il fatto di muoversi, ed ecco che si trovano palestre ovunque, si fanno corsi di ogni genere.  Quello che è diverso tra oriente e occidente, è l’approccio che è molto legato al buddismo. Mente e corpo collegati. Per noi è diverso, noi vediamo il corpo, la mente e lo spirito. Con il Tai Chi ci si avvicina a questo mondo, e ci piace. Facciamo le stesse cose, ma le dividiamo: la mente, il corpo e lo spirito.  Per noi è diverso già dal punto religioso, ma è bello così. Siamo nati qui e abbiamo una cultura diversa; ma niente ci impedisce di prendere quello che è buono dall’oriente per arricchirci ancora di più.  Diciamo che non puoi vivere da orientale se sei occidentale, ma puoi cercare di cogliere quello che ti fa bene, e cercare la disciplina che ti fa stare bene. L’importante è che tu scelga proprio quella giusta per te.

Ha una Massima o una citazione propria o altrui?

C’è una frase che dico sempre alle mie allieve, che come tutti tendono un po’ a lamentarsi, mal di testa, mal di schiena… Allora uso una frase che dice spesso Bao Lan: stai bene? Vai in palestra. Non stai bene? Vai in palestra.

Un aneddoto come allieva e come maestro.

Ho sempre questo ricordo del maestro che all’inizio gli facevo tantissime domande e lui non mi rispondeva; poi un giorno verso la fine dell’anno accademico, dice ad alta voce, beh rispondo a questa domanda della   Loreta, perché è una che studia.  Praticamente aveva risposto alla mia domanda dopo mesi… A ripensarci questa cosa mi fa sorridere.

Come insegnante: ho una allieva che mi dice sempre, ma a me non l’hai detta questa cosa, io non sapevo di questo… Ogni volta mi viene da sorridere pensando al perché non sia stata attenta, è evidente che quando parlo in palestra mi rivolgo al gruppo, ma da dieci anni a questa parte, non l’ha ancora capito.

Energia interna: strumento di autodifesa

Dallo stage sull’energia interna e sull’autodifesa del GM Bao Lan 16 gennaio 2022

Il canale YouTube del VTC Italia vi presenta alcuni estratti dalla lezione del GM Bao Lan in occasione del VII stage sull’energia interna organizzato dalla associazione Bao Loi Ho di Vigonza tramite il Maestro Francesco Dainese. Sono 9 brevi video che mostrano come le tecniche per sviluppare la nostra energia ci aiutino anche nella difesa personale.

youtube: viettaichiitalia

La Via del Viet Tai Chi, la Voce dei Maestri. Maestra Eliana Talamona

Perché ha scelto questa disciplina?

Ho sempre praticato sport agonistici ad un buon livello, ma ad un certo punto ho sentito il bisogno di fare qualcosa di diverso; sono sempre stata affascinata dalla filosofia orientale, così ho cercato dei corsi di Tai Chi.  Un giorno mentre andavo a prendere una mia conoscente in palestra, ho sentito la canzone “El condor pasa”, e così, rapita da questa melodia, sono entrata incuriosita ed ho visto delle persone che eseguivano dei movimenti lenti ma che emanavano una forte energia, era il 1999, l’anno in cui iniziai.

In che modo il movimento fisico influisce nella mente e la modifica arricchendola?

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La Via del Viet Tai Chi, la Voce dei Maestri. Maestra Cristina Faggiotto

Maestra Cristina Faggiotto

 Perché ha scelto questa disciplina?

Tutto è iniziato accompagnando una mia amica alla prima lezione di prova. Lei aveva sentito parlare del Viet Tai Chi, io non lo conoscevo, ma fu amore a prima vista. Ho sentito fin dalla prima lezione un beneficio fisico perché uscivo da una situazione molto difficile sia a livello lavorativo che di salute. Ho notato immediatamente che facendo gli esercizi, il dolore fisico si attenuava. Entravo in palestra piegata in due dal dolore e uscivo bella eretta, questo per me era davvero una gioia in tutti i sensi. Poi l’ambiente mi è piaciuto subito, anche per le persone che frequentavano questo mondo; ho avuto proprio una bella sensazione, che è quella che mi accompagna tutt’ora.

In che modo il Viet Tai Chi influisce nella vita di tutti i giorni?

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La Via del Viet Tai Chi, la Voce dei Maestri. Maestra Adriana Baldini

Perché ha scelto questa disciplina?

In realtà ho iniziato con il Viet Vo Dao, e mi piaceva molto; sono arrivata fino alla seconda striscia blu. Poi mi sono sposata ed è nata la prima bimba, per un po’ continuato ad andare in palestra, ma con la nascita del secondo figlio mi è stato impossibile continuare. La vita di una mamma lavoratrice con due figli sempre di corsa, non era così semplice, e quando il maestro Bao Lan ha aperto il corso di Viet Tai Chi, ho cominciato a fare quello e non ho più smesso.

In che modo il Viet Tai Chi influisce nella vita di tutti i giorni?

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La Via del Viet Tai Chi, la Voce dei Maestri. Maestra Anna Campo

Maestra Anna Campo

Perché ha scelto questa disciplina?

Quando ho cominciato anni fa, non c’erano tante discipline come adesso, oltre ai soliti corsi che le palestre offrivano. È stato un caso guidato dal destino. Come ogni anno a settembre la scelta era cosa faccio? Che corso scelgo? Andavo a nuoto, ma era più un problema per il fattore dell’acqua, l’acqua dal punto di vista energetico mi sfiniva, non mi dava energia, mi stancava troppo e influiva anche nella attività lavorativa del giorno dopo. L’estate prima avevo visto una dimostrazione di arti marziali, di quello che pensavo fosse Tai Chi, invece era un’altra disciplina Ba Qua, con ampi movimenti circolari e mi era piaciuta. Poi a settembre una mia amica mi disse che il maestro di arti marziali di suo figlio apriva un corso di Viet Tai Chi in una palestra; così andammo a fare la lezione di prova e fu amore a prima vista.

In che modo il Viet Tai Chi ha influito nel modo di rapportarsi alla vita di tutti i giorni?

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Caldonazzo 2021 le video lezioni del GM Bao Lan

lo stage di Caldonazzo che si è svolto nei giorni 6-7 novembre, è stato occasione per allenamenti e approfondimenti molto interessanti. Ripasso del programma, forme nuove per ogni livello di preparazione, Armi Tradizionali e autodifesa.

sul canale youtube della nostra associazione: viettaichiitalia potete trovare i 9 video delle lezioni del GM Bao Lan.

questo è il primo:

La Via del Viet Tai Chi, La Voce dei Maestri. Maestro Claudio Beducci

Maestro Claudio Beducci

Perché ha scelto questa disciplina?

Ho cominciato facendo Viet Vo Dao con il maestro Bao Lan e dopo pochi mesi, il maestro ha proposto i corsi di Viet Tai Chi  e ho pensato che sarebbe stato un  bellissimo complemento  a quello che stavo già facendo. Alla fine ho scelto il Viet Tai Chi.  Il Viet Vo Dao era più impegnativo per motivi di tempo più che altro, ma per un po’ li ho praticati tutti e due.  Devo dire che entrambe le discipline sono molto belle, ma nel Viet Tai Chi viene approfondita di più la parte filosofica e questa è stata la cosa decisiva nella scelta.

In che modo il VTC influisce nella maniera di rapportarsi alla vita di tutti i giorni?

Influisce tantissimo; di base dà un approccio più sereno e consapevole a ciò che ci sta intorno. Quello che viene insegnato con la filosofia del VTC parte dall’atteggiamento umano, alle varie trasformazioni di ciò che succede con l’uomo e l’ambiente. Se uno piano piano cerca di capire come succedono le cose, riesce a trovare delle soluzioni per risolverle o accettarle.  La cosa importante è arrivare ad una flessibilità mentale per trovare delle soluzioni alternative.  La flessibilità mentale deriva dalla pratica l dopo un po’ di tempo. La ricerca di una flessibilità fisica conduce alla ricerca di una flessibilità mentale. Si imparano a fare delle cose a livello fisico, che prima non si credeva di poter fare, quindi di riflesso si possono ottenere dei risultati a livello mentale, trovando altre vie.

Quando si capisce di essere pronti per un esame?

Si capisce di essere pronti quando si riesce a sapere bene la forma senza avere grandi dubbi: cioè riesco a fare e finire la forma senza fermarmi, anche nei punti che mi mettono più in difficoltà; e poi applicandosi nello studio: non si può sapere tutto, ma si deve sapere abbastanza.  Diciamo che si vorrebbe che un praticante arrivasse ad un certo livello, sapendo bene la forma, ma senza la pretesa che la si sappia alla perfezione, perché anche la forma ha bisogno sempre di ulteriore tempo per essere sedimentata e migliorata successivamente negli anni a venire.

Quale e quanto è il tempo per la pratica quotidiana?

La pratica dovrebbe essere quotidiana anche in piccola parte.  Sappiamo che avendo un lavoro, una famiglia, non si riesce a fare Tai Chi tutti i giorni per molto tempo, però almeno fare degli esercizi, anche dieci minuti al giorno. Poi la cosa più importante è la sostenibilità. Se faccio Tai chi perché mi piace e riesco a sostenere degli allenamenti va bene, si cerca di fare in modo che ci sia una costante nel tempo che si dedica.  Se non si ha tempo a disposizione ci si focalizza di più sui passaggi che non ci vengono bene in palestra, in modo di acquisire più pratica e scioltezza. Abbiamo visto negli anni che chi si allena extra palestra anche per poco tempo, ottiene più risultati poi nel lavoro in palestra.

In che modo il movimento fisico influisce sulla mente e la arricchisce?

Muoversi fa star bene. Quando ci si muove è difficile essere di cattivo umore. Il rilascio delle endorfine dopo l’attività fisica, ti predispone al benessere e al buon umore. In tutte le arti marziali, riuscire a fare delle cose più difficili, induce la mente a capire che si possono fare delle cose cha vanno più in là dei nostri limiti, quindi di conseguenza la mente può spingersi può essere arricchita. Se riesco a far un km di corsa senza avere il fiatone, quando prima camminavo, capisco che posso spingermi più in là anche in altri campi mentali, come imparare un nuovo programma al computer, o fare la tesi, è un buon allenamento. Il corpo e la mente vanno allenati. Noi parliamo sempre di pedagogia, ma nel nostro caso dovremmo parlare di andrologia, di insegnamento agli adulti, che è diverso di quello ai bambini, che sono più malleabili rispetto agli adulti.

La consapevolezza e propriocezione delle forme dal primo anno ad oggi come sono mutate?

Per la consapevolezza del movimento, mi rendo conto che adesso riesco a sentire tutto il movimento: gambe, torace, braccia, testa, respiro, percependo tutto il corpo, vedendolo e sentendolo. Da un certo punto di vista diventa più automatico rispetto all’inizio, perché si impara; mentre dall’altro punto di vista diventa meno automatico perché ogni movimento è più consapevole.

Come dire per incuriosire le persone ad intraprendere questa disciplina?

Se le persone vengono in palestra è perché in qualche modo sono già invogliate a fare una attività fisica. Se si fermano al parco a guardare gli allenamenti all’aperto, è perché hanno già un interesse, un piccolo seme dentro. Abbiamo cercato di chiamare il Tai Chi in molti modi, ma è sempre difficile. Si può dire ginnastica dolce, meditazione in movimento, arti marziali morbide, ma niente rende l’idea. Diciamo che la migliore cosa è provare. Quando si ha l’occasione di parlare di questa disciplina a chi non la conosce, è proprio il modo di porsi mentre se ne parla. Se una persona è equilibrata grazie al VTC, lo si vedrà dal modo in cui affronta l’argomento.

Ci sono stati dei momenti in cui la stanchezza e la vita di tutti i giorni hanno preso il sopravvento sulla pratica?

Il Viet Tai Chi quando entra nel sangue, rimane. Ci possono essere dei singoli momenti di stanchezza o impegni che possono far saltare una lezione o degli eventi della vita che non si possono spostare. Le volte in cui eravamo stanchi dal punto di vista psicofisico, abbiamo sempre tenuto duro e siamo andati avanti nell’insegnamento e nella pratica del Viet Tai Chi i, perché alla fine della lezione si sta meglio e ci si sente ricaricati. La cosa che fa più male è vedere istruttori con dei gradi alti smettere di insegnare e praticare. Un maestro rimane tale anche se non pratica

Quali sono i doveri degli allievi verso i maestri e viceversa dei maestri verso gli allievi?

Il maestro nei confronti degli allievi ha il dovere di essere presente e di impegnarsi in maniera costante nell’insegnamento, di dedicarsi completamente agli allievi. Deve pensare a come apprendono gli allievi, e capire perché se un allievo non riesce a fare determinate cose, deve cambiare metodo di insegnamento?

Se l’allievo non apprende, devo essere io un bravo maestro a tirare fuori quello che può fare, vedere dove sono le sue potenzialità ed insistere su quello. Il Maestro Phan Hoang mette l’allievo al centro.

Gli allievi devono avere fiducia nel maestro che gli sta insegnando quello per cui lui è andato al suo corso. Poi il rispetto per il Maestro è fondamentale sempre. L’allievo deve stare attento agli insegnamenti del maestro, perché in quel momento lui si sta spendendo per loro. L’allievo se non capisce qualcosa ha il diritto/ bisogno di fare delle domande per capire meglio, anzi deve farle sia al suo maestro e ad altri maestri che può incontrare durante gli stage. Bisogna vincere questa ritrosia nel fare le domande.

In che modo l’occidente si apre all’oriente attraverso la pratica del VTC e viceversa?

il Maestro Phon Huang ha avuto l’ottima idea di creare un metodo diverso della pratica, in modo che gli occidentali potessero approcciarsi al Viet Tai Chi in maniera più facile, perché gli insegnamenti tradizionali orientali, per noi sono un po’ complicati: sono molto lenti, presuppongono un certo approccio con i maestri, una fiducia illimitata.  Noi abbiamo invece un modo diverso.  All’occidentale medio, prima gli si spiegano le cose, dopo le si fanno fare. L’orientale invece, fa delle cose senza chiedersi perché le sta facendo e poi con il tempo gliele si spiegano.  Ci sono stati dei maestri in America di altri stili, che hanno seguito questo metodo, evidentemente è quello migliore. I Maestri orientali si sono aperti di più verso di noi, ma noi avevamo il bisogno di avere il modo giusto. Anche il maestro Bao Lan nel corso degli anni ha cambiato metodo.

Un aneddoto come allievo e come maestro.

Ho questo ricordo. Quando ero istruttore, durante la consegna del mio nome in vietnamita, il maestro Phan Hoang mi chiama, ed io corro  mettendomi dietro a lui aspettando che si girasse verso di me, ma non si gira.  Poi vedo che il maestro mi guarda si mette a sorridere, e li ho capito che ero io a dovermi mettere davanti verso di lui e non viceversa il maestro verso di me.

Un altro ricordo molto bello, fu quando stavo facendo il Dai lao, Phan Hoang passando mi corresse la posizione delle dita e mi disse: “Devi essere più determinato” e io l’ho guardato come a dire: ma perché più determinato? E lui vedendo il mio sguardo interrogativo mi disse: “Devi essere più determinato non nella forma, ma nella vita. Questa cosa mi fece riflettere molto.

Ha una massima o una citazione propria o altrui?

La parola che più mi ha accompagnato in questi anni è “Cambiamento”. Le cose cambiano e si evolvono, e bisogna trovare il lato positivo in questo. Non possiamo più essere quelli di ieri, ma saremo quelli di domani, quindi il cambiamento deve volgere in positivo sempre.

La Via del Viet Tai Chi, la Voce dei Maestri. Maestra Ines Campo

Maestra Ines Campo

Perché ha scelto questa disciplina?

Fin dalla prima lezione di prova, mi sono accorta che questa disciplina mi piaceva per vari aspetti, era armoniosa ma non troppo faticosa e alla fine della lezione stavo bene. Ci fu un legame fin da subito, poi andando avanti nella pratica e nel progredire delle forme, la difficoltà cresceva, ma di pari passo cresceva anche la mia forza. Era la disciplina che faceva al caso mio, secondo la mia idea di allenamento. È stato tramite mia sorella, la Maestra Anna Campo, perché lei e una sua amica conoscevano già il Maestro Bao Lan e ho deciso di fare la lezione di prova.

In che modo il VTC ha influito nella maniera di rapportarsi nella vita di tutti i giorni?

Per alcuni anni, perlomeno per i primi, lo si conosce solo nella propria palestra, poi pian piano prende piede quotidianamente, un po’ perché si inizia a praticarlo oltre alla canoniche due volte alla settimana, agli stage, al corso istruttori e come allenamento quotidiano, ma a prescindere da questo è un atteggiamento che si assume un po’ verso le persone e un po’ verso se stessi per quel che riguarda la maggior pazienza, la tolleranza, la resistenza alle cose che prima sembravano più ardue a risolversi, e riuscire ad affrontare quello che succede con maggiore calma, sensibilità e capacità di trovare delle soluzioni grazie alla respirazione e alla flessibilità ottenuta durante la pratica.

Quando si capisce di essere pronti ad affrontare un esame?

Quando te lo dice il Maestro. Se il Maestro pensa che tu sei pronto per fare l’esame alla fine dell’anno accademico, significa che sei pronto. Si deve avere fiducia del proprio maestro. So per esperienza che gli allievi hanno sempre dubbi sulle proprie capacità, ma se il maestro dice che sei pronto, vuol dire che lo sei.

Quale e quanto è il tempo per la pratica quotidiana?

il Viet Tai Chi bisogna saperlo fare in una misura costante e sostenibile, in cui si pensa di poterlo fare nel tempo più in avanti. Se io penso di riuscire a farlo tre volte alla settimana per due ore ciascuna, va bene, ma poi se la pratica diventa pesante dopo una giornata di lavoro e smetto di farlo, allora si abbandona il Tai Chi. Piuttosto è preferibile che ognuno di noi trovi il tempo giusto per la sua pratica e riesca a sostenerla nel tempo, aumentando quando lo si desidera, ma non lasciandolo andare per troppo tempo (anche per mantenere gli effetti benefici dell’allenamento). Esagerare senza costanza potrebbe vanificare gli sforzi fino a decidere di lasciare il VTC perché diventa troppo impegnativo e non lo si fa più con piacere  ed è quello il momento in cui lo si abbandona.

In che modo il movimento fisico influisce sulla mente e la modifica arricchendola?

L’arricchisce da un punto di vista di realizzazione di qualcosa di bello e armonioso, che soddisfa il proprio ego e la propria necessità di bellezza. Aiuta, secondo la medicina cinese, fisicamente e mentalmente, perché stimola i meridiani. Lo scorrere dell’energia interna, aumenta la muscolatura, la respirazione e la flessibilità delle articolazioni. Tutto è correlato, psiche e fisico. Il lavoro che si fa sui meridiani, prendiamo come esempio il meridiano del fegato, se lo si stimola in maniera corretta il beneficio arriva anche a livello mentale. Il meridiano ben stimolato, mi aiuterà ad arrabbiarmi di meno, ad affrontare meglio alcune decisioni, avere più concentrazione, disciplina e raggiungere anche degli obbiettivi, non per forza a lungo termine, ma anche quelli quotidiani (come andare al lavoro, studiare, sistemare casa, andare a fare la spesa…) che sono obbiettivi fondamentali, peculiari a sé stessi, che portano dei benefici nella propria vita e a chi ci sta accanto.

La consapevolezza e la percezione delle forme dal primo anno ad ora, come sono mutate?

Sono mutate nell’apprendimento grazie all’insegnamento. All’inizio si studiano in modo accademico, si impara la sequenza e il poema. Poi se si è bravi e c’è chi te lo dice, si cerca di capire quello che ci sta dietro l’esecuzione di una forma; però ci si limita all’esecuzione tecnica, nella migliore maniera possibile. A mano a mano che si va avanti, i livelli dell’apprendimento e della esecuzione della forma cambiano, ci si fisserà un po’ di più sulla percezione della energia che quella certa forma da, si constateranno delle influenze maggiori che una certa forma ha sia a livello fisico che psicologico, perché i movimenti diventano più impegnativi e saranno appunto quelli di cui il fisico ha più bisogno. In pratica, con l’esperienza degli anni di apprendimento ci si eleva di più a livello fisico e mentale, cercando di vincere quella ritrosia di affrontare dei movimenti che ci sembravano difficili, ma che sono proprio quelli più efficaci per il nostro benessere. Quando poi si insegna è tutto diverso; viene spontaneo focalizzarsi su dei punti in ogni forma, perché bisogna spiegarli e poi viverli insieme agli allievi, e quindi si impara molto di più insegnando, riuscendo a fare passi da gigante nell’apprendimento. Si capisce cosa c’è di critico nell’apprendimento di una certa forma, perché ci si chiarisce meglio le idee su come eseguirla.

Come trasmettere la gioia e di conseguenza l’arricchimento del bagaglio?

Ognuno di noi parla del Viet Tai Chi e lo trasmette in maniera diversa. Io spiego che è una disciplina molto efficace che si può affrontare a qualsiasi età. A livello fisico e mentale, per migliorare la vita di tutti i giorni e per la flessibilità e la respirazione, che aiuta a prendere le cose con più calma. L’unico modo è provare a fare Viet Tai Chi.

Ci sono stati dei momenti in cui la stanchezza e la vita di tutti i giorni hanno preso il sopravvento sulla pratica?

Non ho mai pensato di mollare. Qualche anno fa, mi sono ritirata solo per qualche mese, a causa di una malattia che mi ha limitato per delle terapie molto pesanti, ma appena ho ritrovato quella forza ed energia che mi ha permesso di praticare, sono tornata, altrimenti non avrei mai smesso nemmeno per quel periodo.  Ci sono stati tanti allievi purtroppo, che hanno smesso di praticare. I motivi sono tanti, si va dai più superficiali a quelli oggettivi: nascita di un bimbo e per un po’ si smette, spostamento in una città in cui non si pratica il Viet Tai Chi, orari di lavoro che non lasciano spazio alla frequentazione della palestra… Ma la cosa che più fa smettere gli allievi, è la crescita. Il Viet Tai Chi è una disciplina di crescita in evoluzione, sia interiore che fisica che è difficile da mantenere. Allenarsi a livelli più alti è faticoso, sia fisicamente che mentalmente. Non sempre si ha voglia di crescere, di cambiare anche atteggiamenti o pensieri.

Quali sono i doveri degli allievi verso i maestri e viceversa?

I doveri degli allievi verso i maestri sono: il rispetto, la lealtà, la costanza e la fiducia. L’esperienza come maestro ti porta ad agire in un certo modo. Se agisci in quel modo, il tuo allievo deve pensare che ci siano dei motivi perché tu lo fai, quindi l’allievo deve avere fiducia totale nel suo maestro.

I doveri del maestro verso gli allievi è uno in particolare: esserci sempre! Bisogna insegnare, rispondere alle domande degli allievi, essere preparati.  

Desidero ricordare anche che I maestri del Viet Tai Chi Italia ci sono per tutti gli allievi. Se un allievo vuole porre una domanda, può farla liberamente a qualsiasi Maestro o istruttore del Viet Tai Chi Italia. Le domande vanno fatte per risolvere i dubbi, in modo di progredire nella pratica.

In che modo l’occidente si apre all’oriente attraverso la pratica del VTC e viceversa?

Attraverso i Maestri, e attraverso le aspirazioni dei singoli e potenziali allievi. Immagina una piramide, dove alla base in basso, ci sono gli allievi desiderosi di apprendere e conoscere, e nella punta ci stanno i maestri che sono più vicini all’oriente come istruzione e contatto dopo anni di studi.

Il Viet Tai Chi si è occidentalizzato da anni tramite il maestro Phan Hoang, il quale aveva previsto all’inizio di semplificare un pochino le forme che lui ha codificato, e con le quali ha creato il bagaglio per il programma del Viet Tai Chi, per permettere agli occidentali di avvicinarsi in maniera un po’ più facile a questa disciplina. Il Tai Chi Chuan invece, ha un sistema di apprendimento un po’ più duro per gli occidentali, a volte potrebbe sembrare noioso imparare poche tecniche nel corso di un anno, e succede che dopo un po’ gli allievi si stanchino. Noi occidentali non riusciamo ad avere la pazienza come gli orientali, e questo è un peccato, ma siamo fatti così, è difficile cambiare mentalità, ma poi in corso d’opera proseguendo con i gradi e lo studio del Viet Tai Chi, concepiamo anche noi la pratica orientale di fare le cose con più calma. Le forme del primo anno sono corte e veloci, mentre nei Dang successivi le forme necessitano di maggiore studio per mettere in pratica bene le tecniche e la interiorizzazione nella esecuzione.

Il Maestro Bao Lan, per i gradi più alti, ha previsto che si ritorni alla pratica orientale come apprendimento, in maniera più tradizionale. Le forme sono decisamente più lunghe e lente nell’esecuzione, bisogna studiarle in maniera più approfondita, con calma, assaporando la tecnica e la forma in sé.

Un aneddoto come allieva e come insegnante.

Come insegnante ricordo che durante uno stage, circa dieci anni fa, c’era il Maestro di Viet Vo Dao Foschi che stava imparando il Viet Tai Chi, ed io non sapendo chi fosse, mi avvicinai e lo corressi in un movimento di una forma. Subito mi si avvicinò qualcuno che mi disse: “Ma hai corretto il maestro Foschi??” Ed io che abitando a Trento non conoscevo tutti gli allievi, non sapevo che fosse un maestro di Viet Vo Dao, dissi: “Beh in questo momento sta facendo Viet Tai Chi e io l’ho corretto su questa disciplina.”
E comunque lui la prese benissimo. Da questo si riconosce che un bravo maestro è anche un bravo allievo, quando capisce la necessità di imparare.

Una massima o una citazione che usa spesso.

Pazienza. Userei questa parola. Pazienza per apprendere, pazienza per continuare, pazienza anche quando gli allenamenti sembrano vani e si pensa di non andare avanti nella progressione. La Pazienza è una parola che uso spesso ultimamente.

La Via del Viet Tai Chi, la Voce dei Maestri. GM Bao Lan

G.M. Bao Lan

Perché ha scelto questa disciplina?

E’ una domanda che meriterebbe una risposta molto complessa, ma posso affermare che sia stato il Viet Tai Chi a scegliere me. Io nasco come Viet vo Dao, ed ho sempre amato tutte le discipline marziali.  Guardavo un po’ al Tai Chi con curiosità; vedere quelle persone che si muovevano lentamente alla ricerca delle energie mi faceva pensare: ma cosa si prova a fare dei movimenti così diversi da quelli del Viet vo dao? Un giorno il mio maestro Phan Hoang negli anni 90, tornato da un lungo periodo di meditazione, mi disse “guarda che presento questa cosa che è fantastica e va oltre le arti marziali; è un movimento che mira alla salute e alla pace tra gli uomini. Una fusione tra le antiche arti marziali tradizionali vietnamite e quelle di altre discipline, si chiama Viet tai chi”. Questo creò in me una grande curiosità, anche perché ciò che viene dal tuo maestro, lo devi accettare e crederci. Poi, devo dire che il tempo che ho cominciato a dedicare al Viet Tai Chi è cresciuto sempre di più, diventando prima alla pari e poi superiore a quello che dedicavo al Viet Vo Dao.  Questa cosa di scoprire me stesso mi affascinava, non c’erano le acrobazie del Viet vo dao o l’agonismo. Nel Viet Tai Chi sei con te stesso e grazie a questo, ho scoperto la parte sconosciuta di me, l’energia interna.

In che modo il Viet Tai Chi influisce nella vita di tutti i giorni?

Ricordo che una volta dissi a mia moglie “sono dieci anni che non mi ammalo più, nessun raffreddore, influenza, mal di gola. Prima all’inizio dell’inverno mi ammalavo sempre di qualcosa”; e lei disse che erano appunto dieci anni che praticavo il Viet Tai Chi; allora pensai che dicevo sempre ai miei allievi quanto bene facesse il Viet Tai Chi, ma non mi ero reso conto che questo valeva pure per me.  Il Vie Tai Chi mi ha cambiato tantissimo, mi sento più forte fisicamente ed energicamente, e riesco a fare delle cose che prima non riuscivo a fare nel Viet vo dao.  Questa sensazione di benessere sia fisico che mentale, mi accompagna tutto il giorno e sto bene con me stesso. Poi negli anni ho conosciuto altre persone nel Viet Tai Chi, ed ho avuto molti scambi culturali, che mi hanno arricchito profondamente e andavano a completare le mie ricerche nelle arte marziali.

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La Via del Viet Tai Chi, la Voce dei Maestri

Che cosa è un Maestro? Quanto tempo ci vuole per diventare un Maestro? Si tratta di un percorso lungo, una Via che si affianca a quella della Disciplina che pratichiamo. Costanza, applicazione, studio e pratica; elementi che non possono venire a mancare per potersi formare come maestri.

Ascoltare i maestri significa comprendere meglio l’essenza del Viet Tai Chi e trovare esempio e ispirazione. Si tratta di essere insegnanti, ma non solo. La Via del Maestro è soprattutto una Via interiore di ricerca ed evoluzione.

Tutti partiamo come allievi e lo rimaniamo per sempre, ma chi arriva al titolo di Maestro raccoglie le esperienze di tutti, contribuisce a rendere grande la Disciplina, aiuta la sua divulgazione e diventa un punto di riferimento.

Con il prossimo articolo iniziamo a pubblicare le interviste ai Maestri che raccolgono le esperienze e il pensiero di quanti hanno condiviso la Via del VTC in questi anni di attività dell’associazione VTC Italia e non potevamo non iniziare con il contributo del G.M. Bao Lan .
Le interviste sono a cura di Marzia Giuliato, Istruttrice di Viet Tai Chi.

Corso Istruttori 2021-2022

Di seguito il calendario aggiornato fino a gennaio del Corso Istruttori. Per qualsiasi informazione che riguardi l’iscrizione e le informazioni per una frequenza in sicurezza, contattare la segreteria della palestra  BAOFAMILY@LIBERO.IT

CALENDARIO CORSO ISTRUTTORI
VIET TAI CHI
2021-2022
1. SABATO 18 SETTEMBRE
2. SABATO 2 OTTOBRE
3. SABATO 9 OTTOBRE
4. SABATO 13 NOVEMBRE
5. SABATO 27 NOVEMBRE
6. SABATO 4 DICEMBRE
7. SABATO 18 DICEMBRE
8. SABATO 15 GENNAIO

Primo torneo sperimentale on line USACLI – Viet Tai Chi Italia

Sabato 24 aprile si è svolta la serata di chiusura del primo torneo sperimentale usacli VTC Italia di Viet Tai Chi
Il torneo ha visto la partecipazione di 54 atleti suddivisi in 9 categorie
3 le commissioni giudicanti per un totale di 9 giudici.
La serata di premiazione è stata seguita in diretta sulla piattaforma Zoom

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VTC nel nostro presente

Approfondimenti

Inizia la pubblicazione di una serie di lezioni di approfondimento tenute dal GM Bao Lan.

Il Maestro ha scelto di affrontare tre Forme fuori programma; questi Quyen vengono insegnati agli stage nazionali e sono rivolti a tutti i praticanti, di qualsiasi livello. Si tratta delle forme:

  • TAT BO LIEN HOA I 7 passi del fiore di loto
  • Bát Sơn Quyền  8 PUGNI
  • LINH XA  Il serpente sacro

Inoltre saranno trattate anche le armi tradizionali e le loro caratteristiche; in particolare

  • Spada
  • Sciabola
  • Ventaglio

Ogni approfondimento sarà proposto in forma di video e negli articoli di presentazione saranno inseriti appunti tratti dalle lezioni.

Non si tratterà di videoclip; saranno invece vere e proprie lezioni da seguire e utilizzare per la pratica.

Mai come in questo periodo sentiamo la necessità di allenarci e di sentire vicini i nostri Maestri. Ecco allora questa magnifica opportunità di farlo. Citando le parole del GM Bao Lan:

Non smettete di allenarvi; se non potete allenarvi, studiate. Non lasciate che questo tempo vi allontani dalla nostra Disciplina. Questo aiuterà noi stessi a crescere, a stare meglio, ad avere una visione più ottimista del futuro.

Data di pubblicazione della prima lezione: mercoledì 11 novembre

A tutti buon allenamento e buon lavoro.

Maestra Anna Campo

VTC verso il nuovo anno accademico

Tempo di vacanza! siamo riusciti a riprendere i nostri allenamenti e a conseguire due ottimi risultati: incontrarci per lo stage nazionale di Pesaro e concludere l’anno accademico con regolari sessioni di esame.

Questo ha dato un bellissimo segnale al mondo del VTC. Continuità, voglia di praticare, perseveranza nel raggiungimento degli obbiettivi; progettualità per il tempo a venire.

Ora è il momento di una meritatissima vacanza. Ci ritroviamo il primo di settembre con le attività proposte da tutti i centri, attività che potrete vedere sulle pagine dedicate dei social.

Un grazie particolare al nostro Direttore Tecnico GM Bao Lan che ha reso possibile tutto questo.

Pesaro 2020 Le dimostrazioni

Nella serata di sabato 18 luglio, come di consueto, i Centri hanno presentato le loro dimostrazioni a coronamento dello stage nazionale.

Quest’anno tutti si meritano particolari complimenti, per essere riusciti a partecipare allo stage e per aver portato le loro esibizioni, preparate, come possiamo immaginare, in poco tempo.

Di seguito i filmati nell’ordine di presentazione.

I VIANDANTI
BAO KIEN HUNG
Thien Mon
TINH KHI THAN
INES CAMPO, CLAUDIO BEDUCCI, ANNA CAMPO, CRISTINA FAGGIOTTO, NUNZIO IANIRI
THANH LAN
M. Elena Bortolami
PALESTRA BAO LAN
GM BAO LAN

Pesaro 2020 stage nazionale

Luglio è uno strano mese per lo stage nazionale di VTC a Pesaro, ma strano è stato tutto questo 2020! Siamo tornati dallo stage felici di averlo potuto fare; felici di esserci ritrovati dopo tanti mesi di lontananza; felici di aver potuto assistere a tanti esami di persone preparate e animate dalla passione per la nostra bellissima Arte.

Complimenti a quanti hanno sostenuto l’esame per il passaggio di grado al I, II, III Dang.

Complimenti speciali a coloro i quali hanno conseguito il grado di IV Dang e sono stati nominati Maestri Novizi:

  • LORETA PEDO’
  • FABIO RANGO
  • ELENA BORTOLAMI
Elena Bortolami
Loreta Pedò
Fabio Rango

Viet Tai Chi a casa

Risultati del sondaggio

A volte le cose capitano senza che possiamo prevederle. All’inizio di questo 2020 eravamo tutti un po’ allarmati non sapendo l’entità del virus Covid-19, meglio conosciuto come Corona virus.

E’ certamente un momento storico particolare, non è mai successo che un virus bloccasse tutto il mondo costringendolo a cambiare modo di vivere. È stato difficile smettere di frequentare le palestre, il corso istruttori, rinunciare a Pesaro 2020 e a tutti gli altri stage, ma non c’erano alternative.

Bisogna essere come l’acqua, che trova sempre una forma ed una via, cosi anche la pratica del Viet Tai Chi ha trovato una nuova, temporanea, dimensione. A questo proposito è stato indetto un questionario sulla pratica del Viet Tai Chi a casa. Molti di voi hanno dato varie risposte che di seguito riportiamo.

Alla domanda: da quanto sei membro dell’associazione Viet Tai Chi?

 il 6% ha risposto da un anno, il 37% da 2 a 5 anni, un altro 37% da 6 a 10 anni,e il restante 20% da oltre 11 anni (i nostri veterani).  I praticanti più numerosi sono quelli che fluttuano tra i due anni e i dieci anni, tra le cinture blu e gli istruttori di I e II Dang.

Alla domanda: Riesci a praticare a casa? Che forme fai?

Ci sono state varie risposte che fanno capire come questa quarantena non inibisca per gli spazi casalinghi, ma per trovare comunque nuove soluzioni provvisorie.

C’è chi si allena sul terrazzo di casa, chi ha a disposizione quella soffitta che non aveva mai considerato come palestra casalinga, chi in giardino, chi in cucina tra un pranzo e l’altro spostando il tavolo, e chi nel garage.

La maggior parte continua con la pratica bisettimanale, seguendo le lezioni con i propri istruttori tramite i canali social, dirette facebook, utilizzando le applicazioni come zoom e skipe, o telefonicamente con un programma di esercizi da seguire, una specie di compiti per casa. C’è chi non riesce ad allenarsi in maniera costante, perché con la chiusura delle scuole deve gestire i figli, chi invece non ha mai smesso di lavorare ed ha visto aumentare il carico di lavoro, specialmente nel settore sanitario ed alimentare.

Le forme che vengono praticate maggiormente sono quelle del primo anno; forme che permettono l’esecuzione in spazi ristretti e che hanno il pregio di essere completate senza problemi.  Poi a seguire forme del secondo e terzo anno, e qualcuna del quarto. In misura minore qualcuno pratica le forme del II e III Dang per mancanza di spazio. Le forme praticate con le armi spada e ventaglio, sono quelle meno praticate, perché richiedono spazi più ampi,  e ognuno si destrezza come può. Ci sono anche praticanti delle forme di Chi kung, per aiutarsi a ritrovare la calma e sconfiggere l’ansia.

Alla domanda: cosa della pratica in palestra ti manca di più?

Quasi tutti hanno risposto “il mio Maestro e il gruppo”. Il Viet Tai Chi è uno sport che può essere praticato in maniera individuale, ma con la pratica di gruppo diventa più stimolante e coinvolgente. Dalle risposte emerse si evince che il gruppo emana energia, stimolo e condivisione; ma anche confronto con gli altri praticanti e aiuto nelle esecuzioni. Qualcuno ha risposto gli ampi spazi, ma va in secondo piano rispetto al mio Maestro e al gruppo, segno che non sono gli spazi, seppur importantissimi, a determinare la pratica, ma l’energia del proprio Maestro/istruttore e sopra a tutto il Gran Maestro Bao Lan, la nostra guida fisica e spirituale. Alcuni praticanti temono di non ricordare bene le forme, ed hanno bisogno della supervisione del proprio Maestro per essere corretti e guidati. Per molti il fatto di avere dei giorni stabiliti per la pratica in palestra è una occasione per staccare sia dal lavoro che dagli impegni famigliari, e concedersi del tempo per se. Anche ai maestri mancano i loro allievi, quel filo sottile ma resistente che li unisce, viene rafforzato nella pratica faccia a faccia; ma questo purtroppo, è un periodo forzato per tutti.

Alla domanda: cosa ti piacerebbe fare a casa che facevi in palestra?

 Quasi tutti hanno risposto le forme con le armi, spada, ventaglio e anche pratica del bastone. Molti desidererebbero fare più lezioni on-line, che fossero simili a quelle in palestra, con riscaldamento esercizi di respirazione e pratica delle forme. Poi Il rapporto con il proprio Maestro, la teoria, le correzioni individuali e di gruppo, insomma una guida per essere sulla strada giusta.

Per tutti la presenza fisica-energetica del proprio Maestro è qualcosa di insostituibile, che nemmeno la videoconferenza può sopperire.

Questo periodo epocale rimarrà nella memoria di tutti. L’essere umano ha un grande spirito di adattamento e di sopravvivenza, che lo fanno reagire nel migliore dei modi possibili. Dai primi giorni di chiusura delle palestre, siamo sprofondati in una palude di smarrimento e di dispersione dell’energia; ma i nostri Maestri ed Istruttori hanno preso in mano la situazione, continuando ad esortarci nella pratica del Viet Tai Chi, chi in un modo e chi in un altro.

Quando le palestre riapriranno, sarà come una nuova frequentazione e rinascita della pratica, che forse prima si dava per scontata, o che mai si sarebbe pensato un giorno di poter perdere questo privilegio. Una cosa è certa, non ci saranno più i giorni in cui si è troppo stanchi per frequentare, ma ci saranno nuove energie in circolo e molta consapevolezza.

Marzia Nicchio

Torino 2020

In occasione dello stage nazionale di Torino, hanno discusso la tesi e conseguito il diploma di III Dang, gli Istruttori Marisa Nones e Andrea Berasi.

Marisa ha presentato un bellissimo lavoro sul VTC ad occhi chiusi e sul modo di trasmettere sensazioni e intenzioni nell’esercizio in coppia.

Andrea ha presentato un Song Luyen, ovvero una forma di combattimento in coppia, sulle basi della forma Ngoc Tran, Tazza di Giada.

Complimenti ad entrambi per il risultato conseguito e complimenti ai loro partner nella presentazione della parte tecnica della tesi; Istruttori Roberto Bertocco per Marisa e Anna Ballico per Andrea.

Lo stage di Torino

Lo stage di Torino è una nicchia in cui ci troviamo accolti con l’affetto con cui si accolgono vecchi amici. Si lavora, si suda, si sorride… E si porta a casa infine la sensazione di aver condiviso in serenità un altro pezzetto di crescita, umana e tecnica. Lo stage di Torino lascia la sensazione di una grande famiglia che si riunisce.

Istr. Gloria Giacomoni

Linh Xa – Il Serpente Sacro

Stage di Caldonazzo

25-26 ottobre 2019

“Il serpente sacro”è una forma che il M° Bao Lan dona ai praticanti di di Viet Tai Chi e che ha  presentato allo stage di Caldonazzo. Il serpente è simbolo di flessibilità e la flessibilità deve essere mantenuta per coltivare e preservare l’ Energia Celeste.  Quando nasciamo il nostro  corpo è flessibile (lato Yin), crescendo perdiamo questa caratteristica, la vita, gli impegni, le preoccupazioni ci irrigidiscono (prevale il nostro lato Yang). E’ quindi importante allenare questo aspetto, introdurre morbidezza e sensibilità nelle forme che non significa debolezza.  

“Il serpente è un animale amato e odiato dall’umanità.  Molte cose negative le chiamiamo e le connotiamo con le caratteristiche del serpente. In realtà, il serpente è un animale fantastico per l’energia e la flessibilità straordinaria che possiede.  La flessibilità è il segreto della vita. Quando ci arrabbiamo e prendiamo paura diventiamo rigidi, questo perché assumiamo una forma di protezione. Anche se poi la paura passa, in noi può restare una contrattura. Le contratture possono essere profonde o leggere e le conseguenti rigidità che ne scaturiscono possono essere non solo fisiche ma anche mentali. Queste ultime sono le più difficili da curare perché portano il segno di una ferita nell’intimo. Quello che dobbiamo fare è tornare alle origini del nostro essere.  Il Tai Chi favorisce il ritorno al proprio essere naturale. ” M° Bao Lan

Allenandoci con la forma del “serpente sacro” stimoliamo la  flessibilità. A Caldonazzo ne sono state introdotte le prime tecniche e il suo studio sarà il filo conduttore dei prossimi stage.

Marina Lazzaro

Cronache da Pesaro

Pesaro è una esperienza da provare.

Pesaro è il centro energetico del Viet Tai Chi.

Pesaro è qualcosa di unico!

Siamo partiti venerdì mattina, quasi all’alba. Eravamo carichi di una energia che fluiva in ognuno di noi e si riversava sull’altro. C’era chi doveva fare gli esami per passare di grado e diventare una cintura nera, e chi doveva fare il suo primo esame.Durante il viaggio scortati dal sole, ripetevamo le formule, i poemi, si parlava di Viet Tai Chi. C’e questo filone che accompagna durante il viaggio: chi troveremo, cosa faremo, ci saranno nuove forme, si consolideranno altre forme eseguite in passato; una cosa è certa, Pesaro è emozione viva che pulsa.T

Appena arrivati all’albergo ci siamo diretti al palazzetto dello sport. Ecco, quando si varca quella porta con impressa la scritta “ingresso Atleti”, ti senti un privilegiato. Il fatto di fare qualcosa per se stessi, per il proprio benessere e per la passione che senti dentro, quella è una cosa che ti dona una gratitudine interiore che si rispecchia esteriormente.

Puoi avere venti, trenta, cinquant’anni e più, ma un atleta è sempre un atleta a qualsiasi età. L’importante è praticare.

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Viet Tai Chi e Altre Parole

di: Anna Campo

Continua la nostra bella collaborazione con Altre Parole, Associazione e Fondazione, che si occupano del benessere per i pazienti di oncologia.

La profondità del benessere 2019 aveva come titolo:
Fragilmente Forti: I mille modi per far nascere un fiore

Il VTC era presente con il consueto allenamento che segna la fine dei Laboratori e precede la condivisione delle esperienze vissute da parte di tutti. Sono stata affiancata dagli Istruttori del VTC Italia e il programma ha visto la pratica di belle sequenze di riscaldamento, respirazione e chi kung, oltre allo studio della forma Tinh Cau: il Pianeta Celeste.

La condivisone finale delle esperienze di tutti i Laboratori è stata veramente emozionante: in occasioni preziose come queste ci si rende conto di quanti talenti, potenzialità, generosità, entusiasmo e disponibilità possono partecipare al benessere di corpo, mente e spirito.

Insegnanti bravissimi, allievi appassionati, esperienze nuove e diverse sempre all’insegna della condivisione di un percorso comune ma sempre diverso. Anche il VTC è tutto questo: stare con gli altri e fidarsi di loro; stare con se stessi e prendersi cura di sé prime e poi una volta istruttori, degli altri.

Da qualche anno il VTC Italia è presente in 4 presidi ospedalieri: Camposampiero, Cittadella, Treviso e Castelfranco con corsi regolari per pazienti e collaboratori. È un’iniziativa che sta dando bellissimi risultati strumento anch’essa di benessere, condivisione, coesione e partecipazione.

per chi volesse approfondire:

Fondazione Altre Parole Onlus

Associazione Altre Parole