La Via del Viet Tai Chi, la Voce dei Maestri. Maestra Adriana Baldini

Perché ha scelto questa disciplina?

In realtà ho iniziato con il Viet Vo Dao, e mi piaceva molto; sono arrivata fino alla seconda striscia blu. Poi mi sono sposata ed è nata la prima bimba, per un po’ continuato ad andare in palestra, ma con la nascita del secondo figlio mi è stato impossibile continuare. La vita di una mamma lavoratrice con due figli sempre di corsa, non era così semplice, e quando il maestro Bao Lan ha aperto il corso di Viet Tai Chi, ho cominciato a fare quello e non ho più smesso.

In che modo il Viet Tai Chi influisce nella vita di tutti i giorni?

Sicuramente dopo tanti anni di pratica, mi rendo conto che mi ha abituato ad essere più riflessiva, meno impulsiva.  Ora prima di agire, di fare e di parlare, penso. Il Viet Tai Chi, mi ha dato una pace ed una tranquillità che prima non avevo. Fisicamente mi aiuta perché andando avanti con gli anni, alcuni movimenti che altre persone della mia età fanno fatica a fare, io riesco a farli ancora tranquillamente; certo faccio una vita attiva, ma la pratica del Viet Tai Chi aiuta moltissimo, e me ne rendo conto durante il mese del periodo estivo, in cui si pratica un po’ di meno. Quando a settembre si rientra in palestra, si capisce che un buon lavoro sul fisico serve sempre.

Quale e quanto è il tempo per la pratica odierna?

Più si pratica e più risultati si ottengono. Molti pensano che con una volta alla settimana si riesca ad imparare, ma non è così!  Ci vorrebbero minimo due volte alla settimana in palestra come allenamento. Poi quando si è a casa, bisogna dedicare del tempo anche a pensare al Viet Tai Chi, magari ripassare le forme che si hanno appena imparato, e poi aiuta tanto anche visualizzandole. Diciamo che più si pratica, meglio è!

In che modo il movimento fisico influisce sulla mente e la arricchisce?

Mi rendo conto che nel mio percorso da allieva, ogni forma nuova per me era un problema; ci mettevo tempo a memorizzare una sequenza e la dovevo ripetere più volte. Poi, quando si cresce e si acquisiscono i gradi imparando le tecniche e i movimenti, ti rendi conto che la memoria ha un tempo di apprendimento più veloce. La cosa essenziale però, è che la mente deve essere libera dai pensieri. Bisogna prima svuotarla per riempirla, altrimenti è difficile imparare qualcosa di nuovo.  Se si è determinati nel voler imparare una sequenza nuova, ci si riesce. Durante il periodo di lockdown, ho impiegato il tempo libero per recuperare delle forme che avevo un po’ perso.  Quando faccio il lavoro di segreteria, non riesco ad allenarmi quanto vorrei; quindi con molta forza e caparbietà ho ripassato tutte le forme. La volontà di imparare e di voler fare la forma, ti aiuta tantissimo, ma bisogna impegnarsi, sia fisicamente che mentalmente.

Come trasmettere la gioia e la voglia di praticare il Viet Tai Chi per invogliare le persone a provare questa disciplina?

Di solito spiego come è il Tai Chi molto sinteticamente; è difficile trovare le parole giuste, quindi dico che pratico Viet Tai Chi da tanti anni e che ho avuto dei miglioramenti fisici incredibili. Poi le persone mi dicono che si vede che mi piace il Viet Tai Chi da come ne parlo, perché mi vedono serena.

In che modo l’oriente si apre all’occidente attraverso la pratica del Viet Tai Chi e viceversa?

Diciamo che è l’Oriente che si apre all’occidente, e non viceversa. Premetto che oriente e occidente sono due culture totalmente diverse. Essendo stata sposata tanti anni con un orientale e frequentando una famiglia orientale, mi sono resa conto che noi occidentali abbiamo la presunzione di volere sapere tutto; in realtà le diversità tra le due culture sono molto belle, ma non dobbiamo per forza chiederci il perché di tutte le cose che non fanno parte della nostra cultura. Gli orientali hanno un modo di fare diverso, non tentano di cambiare il tuo modo di vedere le cose, lo accettano senza chiedersi il perché.

La consapevolezza e la percezione delle forme dal primo anno ad oggi, come sono mutate?

Una volta facevo le forme meccanicamente, come tutti gli allievi, poi ad un certo punto c’è un salto di qualità; ma non è detto che sia nel momento in cui diventi istruttore, potrebbe essere prima o dopo.  Succede che quando esegui le forme, ti rendi conto che le stai vivendo in maniera diversa perché le interiorizzi, e ti riescono in maniera molto fluida. L’insegnamento aiuta molto, sia a memorizzare le forme per sé stessi che per insegnarle agli allievi.

Quando si capisce di essere pronti per affrontare un esame?

Mai! Parli con una che ad ogni esame dice, adesso mi fermo e non ne faccio altri. Non mi sono mai sentita pronta.

Ci sono stati dei momenti in cui la stanchezza e la vita di tutti i giorni hanno preso il sopravvento sulla pratica?

Si è successo. In passato per problemi familiari ho lasciato questo luogo. Sono stata via due mesi e in quel periodo di tempo ho sofferto tanto. Avevo provato a fare Tai Chi in un’altra palestra, ma non era la stessa cosa. Per me questa è la palestra dove 39 anni fa ho firmato il contratto d’affitto, e dove ho sempre dato tanto; questo luogo è un posto speciale, irrinunciabile, e quando sono ritornata per mia scelta, sono felice di averlo fatto.

Quali sono i doveri degli allievi verso i maestri e viceversa?

Premetto che come professione, oltre ad essere una maestra di Viet Tai chi, sono stata anche una insegnante di matematica per molti anni. Per me è stato come continuare nell’insegnamento. il rispetto reciproco è la cosa fondamentale; non deve mai mancare, sia da parte del maestro che dell’allievo.  L’allievo deve apprendere senza porsi troppe tante domande.  Il problema degli allievi in genere è che ti chiedono: ma maestra perché devo fare questo movimento? E io rispondo, prima impara a farlo, lo memorizzi e poi ti spiego il perché, altrimenti se non lo impari non andiamo da nessuna parte.  Il maestro ha il dovere di insegnare nel migliore modo possibile, per vedere la crescita degli allievi.  Un’altra forma di rispetto è che gli allievi devono comunicare se non vanno in palestra, perché il maestro e lì per loro. Quando l’allievo si prende un impegno, lo deve portare a termine. Un allievo può avere anche un periodo di crisi e decidere di non venire più in palestra per un po’ di tempo; questo non comporta che debba dire i suoi motivi personali, ma deve comunicare che non verrà per quel determinato periodo, per rispetto di tutto quello che gli ha dato il maestro negli anni di insegnamento.

Ha una massima o una citazione propria che le piace usare?

No.

Si ricorda un aneddoto che le è successo sia da maestra che da allieva?

Io sono molto sensibile alle musiche, mi piace allenarmi con una musica di sottofondo, ma non tutte le musiche mi piacciono. Al mio esame di primo Dang non avevamo le musiche legate alle forme come ora, e mi ricordo che agli esami poteva capitare qualsiasi tipo di musica; a me capitò una musica tipo di quelle folcloristiche della montagna con tanto di campanelle, così appena iniziata la forma di spada mi bloccai e dissi, ma io non posso fare l’esame con questa musica! Così me la cambiarono e ricominciai l’esame, ricordandolo ora mi fa sorridere.

La Via del Viet Tai Chi, la Voce dei Maestri. Maestra Anna Campo

Maestra Anna Campo

Perché ha scelto questa disciplina?

Quando ho cominciato anni fa, non c’erano tante discipline come adesso, oltre ai soliti corsi che le palestre offrivano. È stato un caso guidato dal destino. Come ogni anno a settembre la scelta era cosa faccio? Che corso scelgo? Andavo a nuoto, ma era più un problema per il fattore dell’acqua, l’acqua dal punto di vista energetico mi sfiniva, non mi dava energia, mi stancava troppo e influiva anche nella attività lavorativa del giorno dopo. L’estate prima avevo visto una dimostrazione di arti marziali, di quello che pensavo fosse Tai Chi, invece era un’altra disciplina Ba Qua, con ampi movimenti circolari e mi era piaciuta. Poi a settembre una mia amica mi disse che il maestro di arti marziali di suo figlio apriva un corso di Viet Tai Chi in una palestra; così andammo a fare la lezione di prova e fu amore a prima vista.

In che modo il Viet Tai Chi ha influito nel modo di rapportarsi alla vita di tutti i giorni?

I primi anni non saltavo mai una lezione. Andavo ogni mercoledì regolarmente. Lavoravo a Verona, tornavo e prendevo la macchina e andavo dal maestro. I primi anni non mi sono resa conto dei cambiamenti. Era il 1993. Dal punto di vista energetico ho smesso di essere freddolosa. L’altra cosa è stata ritrovare la leggerezza alle gambe, date da una posizione di sedentarietà per tutto il giorno. Quello fu proprio un toccasana per il mio fisico. Dal punto di vista mentale è stato il fatto di avere un maestro che ti cambia (io non sono mai stata una che ama essere autodidatta, mettermi a fare una disciplina da sola non è la stessa cosa), trovo che la magia dell’insegnamento sia dare quello che sai a qualcun altro. Se tu insegni bene una cosa, fai amare la materia a qualsiasi persona a cui insegni. Avere un maestro è stato un percorso passato attraverso tanti insegnanti di generi diversi: insegnanti a scuola, istruttori di nuoto, professori all’università; invece il Viet Tai Chi ti impone di aver un Maestro. All’inizio davo del tu a Bao Lan. Quando ho iniziato lo chiamavo Lan, e aveva solo qualche anno più di me; e poi ad un certo punto, mi sono resa conto che non potevo più chiamarlo per nome. Ero arrivata ad un punto in cui ho avuto una crescita interiore e mi sono resa conto della grandezza del maestro Bao Lan, e della disciplina che stavo imparando. È un rapporto diverso, un rispetto che deve essere mantenuto anche mediante una certa distanza. Anche se il maestro dice sempre: siamo in famiglia, non si è amici. È come il rapporto tra padre e figlio, non puoi essere amico. Sono d’accordo col maestro Bao Lan quando dice: “la gente non ha bisogno di amici, ma di maestri. Gli amici li trovi dappertutto. Il maestro è una persona che ti mostra la via, che ti dice come fare, che ti aiuta, che ha fiducia in te e nelle tue possibilità”. I miei allievi mi chiamavano maestra già da prima che diventassi maestra, è lo stesso atteggiamento che avevo io con il maestro Bao Lan. Il maestro è una cosa preziosa, quando lo trovi bisogna tenerselo.

In che modo il movimento fisico influisce sulla mente, la modifica e la arricchisce?

Il movimento influisce sulla mente moltissimo. Mente e corpo sono collegati. Se il corpo è elastico e fluido, anche la mente lo è. Se ti stai concentrando sul movimento, ti concentri anche di testa. Il movimento in tutte le discipline ha degli effetti anche dopo tre quattro lezioni; ti senti più fluido, più forte, acquisisci fiducia in te stesso, la testa si smuove. Ma c’è molto di più, nel Viet Tai Chi come in tutte le arti marziali, esiste il passaggio successivo, si imparano delle cose che non pensavi di essere in grado di fare, le puoi migliorare, quindi la mente trova più fiducia nella capacità di imparare, e questo crea più sicurezza e disinvoltura in tutte le cose nella vita. Si crea l’autostima. Passi un esame, una prova, diventi più forte e sicuro di te. La disciplina è tutto, ti aiuta sempre. Il fatto di andare in palestra anche se a volte non hai voglia o sei stanco, ma senti la disciplina dentro di te e ci vai lo stesso.

La consapevolezza e percezione delle forme dal primo anno a ora come sono mutate?

Cambia tutto. Cambia come fai una vecchia forma, e a volte può cambiare tecnicamente in peggio (se hai problemi fisici). Sono trent’anni che faccio Viet Tai Chi, ed e chiaro che a volte rinunci a delle prestazioni atletiche, pero senti di più i movimenti, li capisci e li vivi in modo diverso e cambia come vivi quella forma con una nuova maturità. La consapevolezza delle vecchie forme ti fa imparare in maniera diversa quelle nuove. Diventa così una capacità di leggere e di avere le chiavi di lettura; poi io non sono una persona di quelle che hanno fin da subito sentito il Dan Dien, l’energia interna, c’è voluto del tempo per sentire questa cosa. Io non la sento sempre. In certi momenti la sento, in altri faccio la forma in maniera più atletica; non puoi essere centrata in tutto sempre, pero certe volte ti si apre uno spiraglio di luce, certe volte un pensiero, certe volte anche il vuoto. Cioè ho fatto una forma e non ho pensato a nulla, oppure ho una sensazione stranissima, quasi come una meditazione… Ma non ci si arriva subito, serve del tempo. Ci sono tanti gradi.

Quale e quanto e il tempo per la pratica odierna?

Non si può vivere senza Tai chi. Me ne accorgo durante il periodo estivo, In agosto faccio meno Tai chi, ma non sto mai senza fare pratica per più di una settimana. Faccio Tai Chi sia da insegnante e da praticante. Farlo come allieva è diverso che farlo come insegnante. Fare Viet Tai Chi durane la lezioni che tieni tu non e la stessa cosa che farlo per te. Non rinuncio mai alle mie occasioni in cui praticare come allieva, e vado dal Maestro Bao Lan tutti i mercoledì, vado al corso istruttori e faccio tutti gli stage, ed è quello che mi mantiene il livello di allieva di praticante vera di Tai Chi, perché quando lo fai da insegnante è diverso, lo mostri ma non lo pratichi.

Ci sono stati dei momenti in cui la stanchezza e la vita di tutti i giorni hanno preso il sopravvento sulla pratica?

Si ma molto pochi e contingentati. Io non ho mai pensato “sono stanco e non vado in palestra”, le rare volte in cui è successo, è stato perché ero davvero stanchissima, e certe volte son andata anche con dei malesseri fisici perché poi una volta che se lì e inizi a praticare, ti passa. Da allieva è successo raramente che perdessi delle lezioni; mentre come insegnante non manco mai, a meno che non vi siano degli impedimenti gravi.

Come trasmettere la gioia e l’arricchimento del bagaglio alle persone per fargli provare il Viet Tai Chi?

Bao Phale mi raccontava che molti anni fa c’erano delle persone giù in segreteria che chiedevano informazioni sui corsi. Il Maestro mi disse di andare e spiegare loro in cosa consisteva il Viet Tai Chi. Phale si ricorda che quando spiegavo le cose parlavo solamente di giorni e orari, ma i miei occhi brillavano. Quando parli del Viet Tai Chi, se lo ami, la gente lo percepisce. Puoi dire mille cose, che ti farà trovare l’equilibrio, ti farà sentire più bello, più fluido… Ma alla fine, quando tu ne parli, se lo ami, in quel momento dici la cosa giusta che è diversa per ognuno. C’è chi vuole sentirsi dire che starà bene, chi lo tirerà fuori da un momento infelice, chi pensa alla parte sociale del gruppo, chi crede “è una disciplina per me per staccare”. Una delle mie prime impressioni che mi ha fatto innamorare della palestra Bao Lan è stato proprio il silenzio. Non c’era musica, non si parlava mai, neanche il maestro. Non ci si salutava a voce, solo con un cenno lungo le scale. Non parlava neanche il maestro, dava solo i comandi in vietnamita. Quindi questo silenzio rispetto alle palestre piene di rumore, di musica, di gente, di attrezzi che sbattono a terra, mi faceva sentire proprio felice.

In che modo l ‘occidente si apre all’oriente attraverso la pratica del viet tai chi e viceversa?

Il VTC è nato per aprire la pratica orientale all’occidente. E’ proprio lo scopo del VTC. Il Maestro Phan Hoang ha deciso che doveva creare una scuola di VTC che fosse aperta alle necessita dell’occidente. Quindi imparare delle cose un poco più facilmente, avere delle spiegazioni teoriche per far capire qualcosa, ma non troppo, in modo da invogliare le persone a comprendere questo mondo strano, mettere insieme subito la mitologia, la filosofia i poemi, la medicina, così che si avesse una idea che tutto fosse collegato e fosse percepibile da tutti, e non fosse criptica come il Tai Chi Chuan. Il VTC aveva questa cosa, all’inizio ci è stato insegnato da un maestro che praticava arti marziali con principi orientali, e anche dagli istruttori che venivano dal mondo del Viet Vo Dao; quindi tutti zitti, molto marziali, il gruppetto spaurito di noi nuovi che facevamo Viet Tai Chi da zero. Eravamo quattro, cinque, guardavamo questo modo di fare e ci piaceva, però non potevamo immaginare che ci fosse un’alternativa, per noi era quello, ed è stato quello in tutti i suoi cambiamenti, tutte le sue modifiche; e quando ci sono state, non ce ne siamo neanche resi conto. All’inizio non chiedevo nulla, in quel contesto non si poteva fare domande. Si provava, si guardava e si faceva. Nonostante la mia propensione a fare domande, siamo andati avanti così per molti anni, quindi il mio contributo al Viet Tai Chi fu quello di chiedere a Bao Lan: “maestro non potremmo creare delle dispense con tutti gli appunti raccolti negli anni, in modo che tutto questo non venga perso?” Quando parlava Bao Lan io prendevo appunti; quando il maestro Phan Hoang spiegava io scrivevo tutto, quindi avevamo un bel po’ di materiale e la mia idea fu quella di cominciare a mettere giù qualcosa. Poi chiesi al maestro di fare delle foto delle posizioni; allora presi la mia macchina vecchissima che caricava il flash lentamente e il maestro stava li in posa con infinita pazienza, ed abbiamo fatto tutte le foto delle forme in programma.

Il popolo del Viet Tai Chi è un popolo di adulti, e il popolo di adulti è più indisciplinato dei ragazzi che cominciano a fare arti marziali fin da bambini. Le signore che sono venute dopo avevano una certa età, con una certa disinvoltura, non conoscevano le arti marziali, erano un po’ chiacchierone, quindi pian piano il maestro si è più aperto verso di noi allievi “indisciplinati”, l’oriente che si apre all’occidente, e noi abbiamo imparato di più l’arte dell’ascolto, l’occidente che si apre all’oriente. Parlare poco, guardare aspettare, e fare poche domande al maestro; aspettare che prendesse lui l’iniziativa. Anche per fare una domanda e aspettare una risposta c’erano dei tempi da aspettare, a volte facevo la domanda e mi rispondeva dopo tre, quattro lezioni.

Quali sono i doveri degli allievi verso i maestri e viceversa?

Il dovere da parte di entrambi si riassume in una parola, responsabilità. Responsabilità di essere allievo e di essere un maestro. Dalla responsabilità nascono tutti i doveri che tu ti imponi. Perché nessuno ti impone dei doveri. Come allievi avete la responsabilità di esserci. Non possiamo noi maestri venirvi a prendere a casa e portarvi in palestra, ma quando siete in palestra ci occupiamo di voi… Però voi dovere venire. Non esserci per qualsiasi motivo anche giustificato è comunque un guaio. Bisogna pensare che è una cosa brutta non esserci, certo la vita a volte ti crea delle difficoltà, degli impegni, ma tu devi sentire la responsabilità di esserci. Se il maestro si gira e incontra il tuo sguardo, lui è lì per te, e devi onorare questa cosa.

Dalla responsabilità nasce la fiducia. Se lui non ti insegna una cosa oggi, vuol dire che non è il momento, sa lui quando è il momento di insegnartela. Bisogna avere fiducia nel proprio maestro, e la fiducia si rinnova ogni volta che vai a lezione. Il concetto è esserci. Seguire e fare quello che ti dice il maestro, e praticare nella misura in cui puoi, una o due volte alla settimana. Quando il maestro capisce la frequenza con cui vieni in palestra, si regola sul tuo insegnamento. Tu allievo, devi darmi il modo di agire con gli strumenti che ho pensato per te.

E come maestra gli impegni diventano diversi perché la responsabilità che si ha nei confronti degli allievi diventa anche responsabilità nei confronti della federazione VTC Italia.

Anche quando sei istruttore rappresenti il VTC, sia nel lato tecnico che sociale. La responsabilità di essere maestro è totale; Il percorso nel VTC non è mai breve, si pratica per anni e si va avanti, mentre sei allievo pensi, faccio Viet Tai Chi e vado avanti, non pensi di smettere dopo un anno, certo a volte succede che qualcuno smetta dopo il primo anno ma si pensa sempre di andare avanti. Quando sei maestro sai che devi andare avanti, non puoi tirarti indietro. I maestri che smettono di essere maestri e abbandonano l’attività creano un lutto a livello tecnico, emotivo, morale, sociale e federale gravissimo. E’ una responsabilità enorme. A questo punto sorge la domanda, ma uno si sente legato mani e piedi? No, non è quello e una questione di responsabilità. Quando avrò 80 anni non farò quello che faccio ora, ma non potrò dire Sparirò… I maestri che spariscono perché vengono a mancare, lasciano un vuoto terribile, però sai che hanno fatto il loro percorso… Ma i maestri che abbandonano l’attività, e chiudono i corsi, le palestre e non si fanno più vedere dai loro allievi, creano veramente sofferenza. Gli allievi non si capacitano di come il loro maestro abbia deciso di abbandonare l’insegnamento; non si possono abbandonare gli allievi. Un maestro non abbandona mai i propri allievi. L’abbandono è sempre una cosa bruttissima, sia da maestro che da istruttore. Conosco gente i cui istruttori hanno chiuso i loro corsi da un momento all’altro, e sono ancora lì scioccati. Chiedendosi perché.

Quale massima o citazione propria o altrui?

La mia massima nel VTC è: coltivare l’energia per elevarsi, essere forti per essere utili. Queste frasi create nelle arti marziali mi hanno sempre aiutato. Però mutano con l’andare degli anni. La cosa che più mi attira nel mondo è cercare la bellezza, e nel VTC ce n’è tantissima. La bellezza secondo me è una cosa importantissima, che è stata vilipesa nel tempo, perché si crede che la bellezza non sia tutto, che sia superficiale ma non è cosi, non è mai superficiale, nasce da una capacità di allenamento, di forza di volontà interiore, dall’armonia; nasce da un substrato veramente profondo, quindi per me è “coltivare la bellezza” la frase che più mi rappresenta.

Quando un allievo capisce che è il momento di fare un esame?

Non lo capisci tu, te lo dice il maestro. Certuni sono pronti fin da subito, anche da dopo tre lezioni. Ci sono animali da esami, persone che amano fare esami, che si mettono alla prova continuamente, amano essere giudicati. Mi ricordo che all’università i miei compagni mi dicevano, domani provo a fare l’esame, e io rispondevo, ma se sono tre mesi che mi preparo e non mi sento pronta come vorrei, come puoi provare e buttarti allo sbaraglio?

Quello che devi fare è aver fiducia nel tuo maestro, essere giudicato da lui. Il tuo maestro ti dice sei pronta per fare l’esame, e lo fai. Il maestro ha fiducia in te, ti conosce. Non è che ha delle aspettative della serie se non fai l’esame rimane deluso, lui sa che puoi fare l’esame. Quando il mio maestro mi ha detto che ero pronta a far l’esame, io l’ho fatto. Io ho persone che stanno studiano per fare esame di IV Dang, sono stata uno dei primi istruttori/maestri che ha portato le persone a fare il III Dang. Dipende solo dalla mia età, avendo resistito nell’insegnamento e dalla perseveranza degli allievi. È una soddisfazione quando i tuoi allievi che fanno il primo anno, poi il secondo fino al I Dang, la prima tesi, e li porti a fare un percorso così bello fino al III Dang, poi li porti al IV Dang lasciandoli in mano al maestro Bao Lan, perché devono fare il percorso con lui per diventare maestri. È veramente una soddisfazione pazzesca per me. Ma se uno mi dice io non me la sento, mi dispiace perché sono convinta che l’allievo potrebbe farlo, se poi conveniamo insieme che non è il momento giusto per altri motivi, lo capisco, ma se io penso che sia pronto o sarà pronta e mi dice no, ci sto male. Ci sono istruttori che sono molti più categorici di me, o così o niente. A me non è mai servito, i miei allievi si sono sempre comportati benissimo per gli esami. Sono felice quando un allievo mi dice, si maestra voglio fare l’esame sono pronta; poi alla fine mi ringraziano e sono felici a loro volta di averlo superato.

Un aneddoto come maestra e come allieva.

Tendenzialmente i maestri non dicono ai loro allievi che vanno a fare gli esami, ogni tanto Bao lan andava a fare gli esami senza che noi sapessimo e appariva un VI Dang, un VII Dang, un VIII Dang… Il maestro non dice ai suoi allievi che va a fare gli esami, non vuole che stiano in apprensione per lui e che si preoccupino. Quando ho fatto il V Dang, i miei allievi lo hanno saputo perché eravamo allo stage insieme. Al martedì, durante l’orario del corso di armi serale, si presentarono tutti i miei allievi, sia quelli della mattina che quelli della sera, e mi fecero una bella festa a sorpresa regalandomi quella targa appesa al muro. É stata una sorpresa bellissima.

Mentre come allieva di Bao Lan, ricordo questa cosa. Il maestro fa una domanda su Sinh Lo, che significa Cammino della vita, ma che tipo di cammino si tratta? Ed io a voce bassa rispondo (perché lascio che siano gli allievi e gli istruttori a rispondere) e dico: “il cammino di tutti i giorni”, e lui dice, “si chi l‘ha detto?” (non avendo riconosciuto la mia voce) e dico “io maestro” e lui, e “vabbè la Anna non vale, lei è Hoang Van” (la bella letteratura)

Caldonazzo 2021 le video lezioni del GM Bao Lan

lo stage di Caldonazzo che si è svolto nei giorni 6-7 novembre, è stato occasione per allenamenti e approfondimenti molto interessanti. Ripasso del programma, forme nuove per ogni livello di preparazione, Armi Tradizionali e autodifesa.

sul canale youtube della nostra associazione: viettaichiitalia potete trovare i 9 video delle lezioni del GM Bao Lan.

questo è il primo:

Il Trova Corsi

Ma dove si trova il corso più vicino a voi?

Ovvero: vicino a quale corso meraviglioso di Viet Tai Chi vi trovate?

Ecco uno strumento per trovare e trovarci insieme per fare Viet Tai Chi: il Trova Corsi

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La Via del Viet Tai Chi, La Voce dei Maestri. Maestro Claudio Beducci

Maestro Claudio Beducci

Perché ha scelto questa disciplina?

Ho cominciato facendo Viet Vo Dao con il maestro Bao Lan e dopo pochi mesi, il maestro ha proposto i corsi di Viet Tai Chi  e ho pensato che sarebbe stato un  bellissimo complemento  a quello che stavo già facendo. Alla fine ho scelto il Viet Tai Chi.  Il Viet Vo Dao era più impegnativo per motivi di tempo più che altro, ma per un po’ li ho praticati tutti e due.  Devo dire che entrambe le discipline sono molto belle, ma nel Viet Tai Chi viene approfondita di più la parte filosofica e questa è stata la cosa decisiva nella scelta.

In che modo il VTC influisce nella maniera di rapportarsi alla vita di tutti i giorni?

Influisce tantissimo; di base dà un approccio più sereno e consapevole a ciò che ci sta intorno. Quello che viene insegnato con la filosofia del VTC parte dall’atteggiamento umano, alle varie trasformazioni di ciò che succede con l’uomo e l’ambiente. Se uno piano piano cerca di capire come succedono le cose, riesce a trovare delle soluzioni per risolverle o accettarle.  La cosa importante è arrivare ad una flessibilità mentale per trovare delle soluzioni alternative.  La flessibilità mentale deriva dalla pratica l dopo un po’ di tempo. La ricerca di una flessibilità fisica conduce alla ricerca di una flessibilità mentale. Si imparano a fare delle cose a livello fisico, che prima non si credeva di poter fare, quindi di riflesso si possono ottenere dei risultati a livello mentale, trovando altre vie.

Quando si capisce di essere pronti per un esame?

Si capisce di essere pronti quando si riesce a sapere bene la forma senza avere grandi dubbi: cioè riesco a fare e finire la forma senza fermarmi, anche nei punti che mi mettono più in difficoltà; e poi applicandosi nello studio: non si può sapere tutto, ma si deve sapere abbastanza.  Diciamo che si vorrebbe che un praticante arrivasse ad un certo livello, sapendo bene la forma, ma senza la pretesa che la si sappia alla perfezione, perché anche la forma ha bisogno sempre di ulteriore tempo per essere sedimentata e migliorata successivamente negli anni a venire.

Quale e quanto è il tempo per la pratica quotidiana?

La pratica dovrebbe essere quotidiana anche in piccola parte.  Sappiamo che avendo un lavoro, una famiglia, non si riesce a fare Tai Chi tutti i giorni per molto tempo, però almeno fare degli esercizi, anche dieci minuti al giorno. Poi la cosa più importante è la sostenibilità. Se faccio Tai chi perché mi piace e riesco a sostenere degli allenamenti va bene, si cerca di fare in modo che ci sia una costante nel tempo che si dedica.  Se non si ha tempo a disposizione ci si focalizza di più sui passaggi che non ci vengono bene in palestra, in modo di acquisire più pratica e scioltezza. Abbiamo visto negli anni che chi si allena extra palestra anche per poco tempo, ottiene più risultati poi nel lavoro in palestra.

In che modo il movimento fisico influisce sulla mente e la arricchisce?

Muoversi fa star bene. Quando ci si muove è difficile essere di cattivo umore. Il rilascio delle endorfine dopo l’attività fisica, ti predispone al benessere e al buon umore. In tutte le arti marziali, riuscire a fare delle cose più difficili, induce la mente a capire che si possono fare delle cose cha vanno più in là dei nostri limiti, quindi di conseguenza la mente può spingersi può essere arricchita. Se riesco a far un km di corsa senza avere il fiatone, quando prima camminavo, capisco che posso spingermi più in là anche in altri campi mentali, come imparare un nuovo programma al computer, o fare la tesi, è un buon allenamento. Il corpo e la mente vanno allenati. Noi parliamo sempre di pedagogia, ma nel nostro caso dovremmo parlare di andrologia, di insegnamento agli adulti, che è diverso di quello ai bambini, che sono più malleabili rispetto agli adulti.

La consapevolezza e propriocezione delle forme dal primo anno ad oggi come sono mutate?

Per la consapevolezza del movimento, mi rendo conto che adesso riesco a sentire tutto il movimento: gambe, torace, braccia, testa, respiro, percependo tutto il corpo, vedendolo e sentendolo. Da un certo punto di vista diventa più automatico rispetto all’inizio, perché si impara; mentre dall’altro punto di vista diventa meno automatico perché ogni movimento è più consapevole.

Come dire per incuriosire le persone ad intraprendere questa disciplina?

Se le persone vengono in palestra è perché in qualche modo sono già invogliate a fare una attività fisica. Se si fermano al parco a guardare gli allenamenti all’aperto, è perché hanno già un interesse, un piccolo seme dentro. Abbiamo cercato di chiamare il Tai Chi in molti modi, ma è sempre difficile. Si può dire ginnastica dolce, meditazione in movimento, arti marziali morbide, ma niente rende l’idea. Diciamo che la migliore cosa è provare. Quando si ha l’occasione di parlare di questa disciplina a chi non la conosce, è proprio il modo di porsi mentre se ne parla. Se una persona è equilibrata grazie al VTC, lo si vedrà dal modo in cui affronta l’argomento.

Ci sono stati dei momenti in cui la stanchezza e la vita di tutti i giorni hanno preso il sopravvento sulla pratica?

Il Viet Tai Chi quando entra nel sangue, rimane. Ci possono essere dei singoli momenti di stanchezza o impegni che possono far saltare una lezione o degli eventi della vita che non si possono spostare. Le volte in cui eravamo stanchi dal punto di vista psicofisico, abbiamo sempre tenuto duro e siamo andati avanti nell’insegnamento e nella pratica del Viet Tai Chi i, perché alla fine della lezione si sta meglio e ci si sente ricaricati. La cosa che fa più male è vedere istruttori con dei gradi alti smettere di insegnare e praticare. Un maestro rimane tale anche se non pratica

Quali sono i doveri degli allievi verso i maestri e viceversa dei maestri verso gli allievi?

Il maestro nei confronti degli allievi ha il dovere di essere presente e di impegnarsi in maniera costante nell’insegnamento, di dedicarsi completamente agli allievi. Deve pensare a come apprendono gli allievi, e capire perché se un allievo non riesce a fare determinate cose, deve cambiare metodo di insegnamento?

Se l’allievo non apprende, devo essere io un bravo maestro a tirare fuori quello che può fare, vedere dove sono le sue potenzialità ed insistere su quello. Il Maestro Phan Hoang mette l’allievo al centro.

Gli allievi devono avere fiducia nel maestro che gli sta insegnando quello per cui lui è andato al suo corso. Poi il rispetto per il Maestro è fondamentale sempre. L’allievo deve stare attento agli insegnamenti del maestro, perché in quel momento lui si sta spendendo per loro. L’allievo se non capisce qualcosa ha il diritto/ bisogno di fare delle domande per capire meglio, anzi deve farle sia al suo maestro e ad altri maestri che può incontrare durante gli stage. Bisogna vincere questa ritrosia nel fare le domande.

In che modo l’occidente si apre all’oriente attraverso la pratica del VTC e viceversa?

il Maestro Phon Huang ha avuto l’ottima idea di creare un metodo diverso della pratica, in modo che gli occidentali potessero approcciarsi al Viet Tai Chi in maniera più facile, perché gli insegnamenti tradizionali orientali, per noi sono un po’ complicati: sono molto lenti, presuppongono un certo approccio con i maestri, una fiducia illimitata.  Noi abbiamo invece un modo diverso.  All’occidentale medio, prima gli si spiegano le cose, dopo le si fanno fare. L’orientale invece, fa delle cose senza chiedersi perché le sta facendo e poi con il tempo gliele si spiegano.  Ci sono stati dei maestri in America di altri stili, che hanno seguito questo metodo, evidentemente è quello migliore. I Maestri orientali si sono aperti di più verso di noi, ma noi avevamo il bisogno di avere il modo giusto. Anche il maestro Bao Lan nel corso degli anni ha cambiato metodo.

Un aneddoto come allievo e come maestro.

Ho questo ricordo. Quando ero istruttore, durante la consegna del mio nome in vietnamita, il maestro Phan Hoang mi chiama, ed io corro  mettendomi dietro a lui aspettando che si girasse verso di me, ma non si gira.  Poi vedo che il maestro mi guarda si mette a sorridere, e li ho capito che ero io a dovermi mettere davanti verso di lui e non viceversa il maestro verso di me.

Un altro ricordo molto bello, fu quando stavo facendo il Dai lao, Phan Hoang passando mi corresse la posizione delle dita e mi disse: “Devi essere più determinato” e io l’ho guardato come a dire: ma perché più determinato? E lui vedendo il mio sguardo interrogativo mi disse: “Devi essere più determinato non nella forma, ma nella vita. Questa cosa mi fece riflettere molto.

Ha una massima o una citazione propria o altrui?

La parola che più mi ha accompagnato in questi anni è “Cambiamento”. Le cose cambiano e si evolvono, e bisogna trovare il lato positivo in questo. Non possiamo più essere quelli di ieri, ma saremo quelli di domani, quindi il cambiamento deve volgere in positivo sempre.

La Via del Viet Tai Chi, la Voce dei Maestri. Maestra Ines Campo

Maestra Ines Campo

Perché ha scelto questa disciplina?

Fin dalla prima lezione di prova, mi sono accorta che questa disciplina mi piaceva per vari aspetti, era armoniosa ma non troppo faticosa e alla fine della lezione stavo bene. Ci fu un legame fin da subito, poi andando avanti nella pratica e nel progredire delle forme, la difficoltà cresceva, ma di pari passo cresceva anche la mia forza. Era la disciplina che faceva al caso mio, secondo la mia idea di allenamento. È stato tramite mia sorella, la Maestra Anna Campo, perché lei e una sua amica conoscevano già il Maestro Bao Lan e ho deciso di fare la lezione di prova.

In che modo il VTC ha influito nella maniera di rapportarsi nella vita di tutti i giorni?

Per alcuni anni, perlomeno per i primi, lo si conosce solo nella propria palestra, poi pian piano prende piede quotidianamente, un po’ perché si inizia a praticarlo oltre alla canoniche due volte alla settimana, agli stage, al corso istruttori e come allenamento quotidiano, ma a prescindere da questo è un atteggiamento che si assume un po’ verso le persone e un po’ verso se stessi per quel che riguarda la maggior pazienza, la tolleranza, la resistenza alle cose che prima sembravano più ardue a risolversi, e riuscire ad affrontare quello che succede con maggiore calma, sensibilità e capacità di trovare delle soluzioni grazie alla respirazione e alla flessibilità ottenuta durante la pratica.

Quando si capisce di essere pronti ad affrontare un esame?

Quando te lo dice il Maestro. Se il Maestro pensa che tu sei pronto per fare l’esame alla fine dell’anno accademico, significa che sei pronto. Si deve avere fiducia del proprio maestro. So per esperienza che gli allievi hanno sempre dubbi sulle proprie capacità, ma se il maestro dice che sei pronto, vuol dire che lo sei.

Quale e quanto è il tempo per la pratica quotidiana?

il Viet Tai Chi bisogna saperlo fare in una misura costante e sostenibile, in cui si pensa di poterlo fare nel tempo più in avanti. Se io penso di riuscire a farlo tre volte alla settimana per due ore ciascuna, va bene, ma poi se la pratica diventa pesante dopo una giornata di lavoro e smetto di farlo, allora si abbandona il Tai Chi. Piuttosto è preferibile che ognuno di noi trovi il tempo giusto per la sua pratica e riesca a sostenerla nel tempo, aumentando quando lo si desidera, ma non lasciandolo andare per troppo tempo (anche per mantenere gli effetti benefici dell’allenamento). Esagerare senza costanza potrebbe vanificare gli sforzi fino a decidere di lasciare il VTC perché diventa troppo impegnativo e non lo si fa più con piacere  ed è quello il momento in cui lo si abbandona.

In che modo il movimento fisico influisce sulla mente e la modifica arricchendola?

L’arricchisce da un punto di vista di realizzazione di qualcosa di bello e armonioso, che soddisfa il proprio ego e la propria necessità di bellezza. Aiuta, secondo la medicina cinese, fisicamente e mentalmente, perché stimola i meridiani. Lo scorrere dell’energia interna, aumenta la muscolatura, la respirazione e la flessibilità delle articolazioni. Tutto è correlato, psiche e fisico. Il lavoro che si fa sui meridiani, prendiamo come esempio il meridiano del fegato, se lo si stimola in maniera corretta il beneficio arriva anche a livello mentale. Il meridiano ben stimolato, mi aiuterà ad arrabbiarmi di meno, ad affrontare meglio alcune decisioni, avere più concentrazione, disciplina e raggiungere anche degli obbiettivi, non per forza a lungo termine, ma anche quelli quotidiani (come andare al lavoro, studiare, sistemare casa, andare a fare la spesa…) che sono obbiettivi fondamentali, peculiari a sé stessi, che portano dei benefici nella propria vita e a chi ci sta accanto.

La consapevolezza e la percezione delle forme dal primo anno ad ora, come sono mutate?

Sono mutate nell’apprendimento grazie all’insegnamento. All’inizio si studiano in modo accademico, si impara la sequenza e il poema. Poi se si è bravi e c’è chi te lo dice, si cerca di capire quello che ci sta dietro l’esecuzione di una forma; però ci si limita all’esecuzione tecnica, nella migliore maniera possibile. A mano a mano che si va avanti, i livelli dell’apprendimento e della esecuzione della forma cambiano, ci si fisserà un po’ di più sulla percezione della energia che quella certa forma da, si constateranno delle influenze maggiori che una certa forma ha sia a livello fisico che psicologico, perché i movimenti diventano più impegnativi e saranno appunto quelli di cui il fisico ha più bisogno. In pratica, con l’esperienza degli anni di apprendimento ci si eleva di più a livello fisico e mentale, cercando di vincere quella ritrosia di affrontare dei movimenti che ci sembravano difficili, ma che sono proprio quelli più efficaci per il nostro benessere. Quando poi si insegna è tutto diverso; viene spontaneo focalizzarsi su dei punti in ogni forma, perché bisogna spiegarli e poi viverli insieme agli allievi, e quindi si impara molto di più insegnando, riuscendo a fare passi da gigante nell’apprendimento. Si capisce cosa c’è di critico nell’apprendimento di una certa forma, perché ci si chiarisce meglio le idee su come eseguirla.

Come trasmettere la gioia e di conseguenza l’arricchimento del bagaglio?

Ognuno di noi parla del Viet Tai Chi e lo trasmette in maniera diversa. Io spiego che è una disciplina molto efficace che si può affrontare a qualsiasi età. A livello fisico e mentale, per migliorare la vita di tutti i giorni e per la flessibilità e la respirazione, che aiuta a prendere le cose con più calma. L’unico modo è provare a fare Viet Tai Chi.

Ci sono stati dei momenti in cui la stanchezza e la vita di tutti i giorni hanno preso il sopravvento sulla pratica?

Non ho mai pensato di mollare. Qualche anno fa, mi sono ritirata solo per qualche mese, a causa di una malattia che mi ha limitato per delle terapie molto pesanti, ma appena ho ritrovato quella forza ed energia che mi ha permesso di praticare, sono tornata, altrimenti non avrei mai smesso nemmeno per quel periodo.  Ci sono stati tanti allievi purtroppo, che hanno smesso di praticare. I motivi sono tanti, si va dai più superficiali a quelli oggettivi: nascita di un bimbo e per un po’ si smette, spostamento in una città in cui non si pratica il Viet Tai Chi, orari di lavoro che non lasciano spazio alla frequentazione della palestra… Ma la cosa che più fa smettere gli allievi, è la crescita. Il Viet Tai Chi è una disciplina di crescita in evoluzione, sia interiore che fisica che è difficile da mantenere. Allenarsi a livelli più alti è faticoso, sia fisicamente che mentalmente. Non sempre si ha voglia di crescere, di cambiare anche atteggiamenti o pensieri.

Quali sono i doveri degli allievi verso i maestri e viceversa?

I doveri degli allievi verso i maestri sono: il rispetto, la lealtà, la costanza e la fiducia. L’esperienza come maestro ti porta ad agire in un certo modo. Se agisci in quel modo, il tuo allievo deve pensare che ci siano dei motivi perché tu lo fai, quindi l’allievo deve avere fiducia totale nel suo maestro.

I doveri del maestro verso gli allievi è uno in particolare: esserci sempre! Bisogna insegnare, rispondere alle domande degli allievi, essere preparati.  

Desidero ricordare anche che I maestri del Viet Tai Chi Italia ci sono per tutti gli allievi. Se un allievo vuole porre una domanda, può farla liberamente a qualsiasi Maestro o istruttore del Viet Tai Chi Italia. Le domande vanno fatte per risolvere i dubbi, in modo di progredire nella pratica.

In che modo l’occidente si apre all’oriente attraverso la pratica del VTC e viceversa?

Attraverso i Maestri, e attraverso le aspirazioni dei singoli e potenziali allievi. Immagina una piramide, dove alla base in basso, ci sono gli allievi desiderosi di apprendere e conoscere, e nella punta ci stanno i maestri che sono più vicini all’oriente come istruzione e contatto dopo anni di studi.

Il Viet Tai Chi si è occidentalizzato da anni tramite il maestro Phan Hoang, il quale aveva previsto all’inizio di semplificare un pochino le forme che lui ha codificato, e con le quali ha creato il bagaglio per il programma del Viet Tai Chi, per permettere agli occidentali di avvicinarsi in maniera un po’ più facile a questa disciplina. Il Tai Chi Chuan invece, ha un sistema di apprendimento un po’ più duro per gli occidentali, a volte potrebbe sembrare noioso imparare poche tecniche nel corso di un anno, e succede che dopo un po’ gli allievi si stanchino. Noi occidentali non riusciamo ad avere la pazienza come gli orientali, e questo è un peccato, ma siamo fatti così, è difficile cambiare mentalità, ma poi in corso d’opera proseguendo con i gradi e lo studio del Viet Tai Chi, concepiamo anche noi la pratica orientale di fare le cose con più calma. Le forme del primo anno sono corte e veloci, mentre nei Dang successivi le forme necessitano di maggiore studio per mettere in pratica bene le tecniche e la interiorizzazione nella esecuzione.

Il Maestro Bao Lan, per i gradi più alti, ha previsto che si ritorni alla pratica orientale come apprendimento, in maniera più tradizionale. Le forme sono decisamente più lunghe e lente nell’esecuzione, bisogna studiarle in maniera più approfondita, con calma, assaporando la tecnica e la forma in sé.

Un aneddoto come allieva e come insegnante.

Come insegnante ricordo che durante uno stage, circa dieci anni fa, c’era il Maestro di Viet Vo Dao Foschi che stava imparando il Viet Tai Chi, ed io non sapendo chi fosse, mi avvicinai e lo corressi in un movimento di una forma. Subito mi si avvicinò qualcuno che mi disse: “Ma hai corretto il maestro Foschi??” Ed io che abitando a Trento non conoscevo tutti gli allievi, non sapevo che fosse un maestro di Viet Vo Dao, dissi: “Beh in questo momento sta facendo Viet Tai Chi e io l’ho corretto su questa disciplina.”
E comunque lui la prese benissimo. Da questo si riconosce che un bravo maestro è anche un bravo allievo, quando capisce la necessità di imparare.

Una massima o una citazione che usa spesso.

Pazienza. Userei questa parola. Pazienza per apprendere, pazienza per continuare, pazienza anche quando gli allenamenti sembrano vani e si pensa di non andare avanti nella progressione. La Pazienza è una parola che uso spesso ultimamente.

La Via del Viet Tai Chi, la Voce dei Maestri. GM Bao Lan

G.M. Bao Lan

Perché ha scelto questa disciplina?

E’ una domanda che meriterebbe una risposta molto complessa, ma posso affermare che sia stato il Viet Tai Chi a scegliere me. Io nasco come Viet vo Dao, ed ho sempre amato tutte le discipline marziali.  Guardavo un po’ al Tai Chi con curiosità; vedere quelle persone che si muovevano lentamente alla ricerca delle energie mi faceva pensare: ma cosa si prova a fare dei movimenti così diversi da quelli del Viet vo dao? Un giorno il mio maestro Phan Hoang negli anni 90, tornato da un lungo periodo di meditazione, mi disse “guarda che presento questa cosa che è fantastica e va oltre le arti marziali; è un movimento che mira alla salute e alla pace tra gli uomini. Una fusione tra le antiche arti marziali tradizionali vietnamite e quelle di altre discipline, si chiama Viet tai chi”. Questo creò in me una grande curiosità, anche perché ciò che viene dal tuo maestro, lo devi accettare e crederci. Poi, devo dire che il tempo che ho cominciato a dedicare al Viet Tai Chi è cresciuto sempre di più, diventando prima alla pari e poi superiore a quello che dedicavo al Viet Vo Dao.  Questa cosa di scoprire me stesso mi affascinava, non c’erano le acrobazie del Viet vo dao o l’agonismo. Nel Viet Tai Chi sei con te stesso e grazie a questo, ho scoperto la parte sconosciuta di me, l’energia interna.

In che modo il Viet Tai Chi influisce nella vita di tutti i giorni?

Ricordo che una volta dissi a mia moglie “sono dieci anni che non mi ammalo più, nessun raffreddore, influenza, mal di gola. Prima all’inizio dell’inverno mi ammalavo sempre di qualcosa”; e lei disse che erano appunto dieci anni che praticavo il Viet Tai Chi; allora pensai che dicevo sempre ai miei allievi quanto bene facesse il Viet Tai Chi, ma non mi ero reso conto che questo valeva pure per me.  Il Vie Tai Chi mi ha cambiato tantissimo, mi sento più forte fisicamente ed energicamente, e riesco a fare delle cose che prima non riuscivo a fare nel Viet vo dao.  Questa sensazione di benessere sia fisico che mentale, mi accompagna tutto il giorno e sto bene con me stesso. Poi negli anni ho conosciuto altre persone nel Viet Tai Chi, ed ho avuto molti scambi culturali, che mi hanno arricchito profondamente e andavano a completare le mie ricerche nelle arte marziali.

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La Via del Viet Tai Chi, la Voce dei Maestri

Che cosa è un Maestro? Quanto tempo ci vuole per diventare un Maestro? Si tratta di un percorso lungo, una Via che si affianca a quella della Disciplina che pratichiamo. Costanza, applicazione, studio e pratica; elementi che non possono venire a mancare per potersi formare come maestri.

Ascoltare i maestri significa comprendere meglio l’essenza del Viet Tai Chi e trovare esempio e ispirazione. Si tratta di essere insegnanti, ma non solo. La Via del Maestro è soprattutto una Via interiore di ricerca ed evoluzione.

Tutti partiamo come allievi e lo rimaniamo per sempre, ma chi arriva al titolo di Maestro raccoglie le esperienze di tutti, contribuisce a rendere grande la Disciplina, aiuta la sua divulgazione e diventa un punto di riferimento.

Con il prossimo articolo iniziamo a pubblicare le interviste ai Maestri che raccolgono le esperienze e il pensiero di quanti hanno condiviso la Via del VTC in questi anni di attività dell’associazione VTC Italia e non potevamo non iniziare con il contributo del G.M. Bao Lan .
Le interviste sono a cura di Marzia Giuliato, Istruttrice di Viet Tai Chi.

Corso Istruttori 2021-2022

Di seguito il calendario aggiornato fino a gennaio del Corso Istruttori. Per qualsiasi informazione che riguardi l’iscrizione e le informazioni per una frequenza in sicurezza, contattare la segreteria della palestra  BAOFAMILY@LIBERO.IT

CALENDARIO CORSO ISTRUTTORI
VIET TAI CHI
2021-2022
1. SABATO 18 SETTEMBRE
2. SABATO 2 OTTOBRE
3. SABATO 9 OTTOBRE
4. SABATO 13 NOVEMBRE
5. SABATO 27 NOVEMBRE
6. SABATO 4 DICEMBRE
7. SABATO 18 DICEMBRE
8. SABATO 15 GENNAIO

Primo torneo sperimentale on line USACLI – Viet Tai Chi Italia

Sabato 24 aprile si è svolta la serata di chiusura del primo torneo sperimentale usacli VTC Italia di Viet Tai Chi
Il torneo ha visto la partecipazione di 54 atleti suddivisi in 9 categorie
3 le commissioni giudicanti per un totale di 9 giudici.
La serata di premiazione è stata seguita in diretta sulla piattaforma Zoom

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VTC nel nostro presente

Approfondimenti

Inizia la pubblicazione di una serie di lezioni di approfondimento tenute dal GM Bao Lan.

Il Maestro ha scelto di affrontare tre Forme fuori programma; questi Quyen vengono insegnati agli stage nazionali e sono rivolti a tutti i praticanti, di qualsiasi livello. Si tratta delle forme:

  • TAT BO LIEN HOA I 7 passi del fiore di loto
  • Bát Sơn Quyền  8 PUGNI
  • LINH XA  Il serpente sacro

Inoltre saranno trattate anche le armi tradizionali e le loro caratteristiche; in particolare

  • Spada
  • Sciabola
  • Ventaglio

Ogni approfondimento sarà proposto in forma di video e negli articoli di presentazione saranno inseriti appunti tratti dalle lezioni.

Non si tratterà di videoclip; saranno invece vere e proprie lezioni da seguire e utilizzare per la pratica.

Mai come in questo periodo sentiamo la necessità di allenarci e di sentire vicini i nostri Maestri. Ecco allora questa magnifica opportunità di farlo. Citando le parole del GM Bao Lan:

Non smettete di allenarvi; se non potete allenarvi, studiate. Non lasciate che questo tempo vi allontani dalla nostra Disciplina. Questo aiuterà noi stessi a crescere, a stare meglio, ad avere una visione più ottimista del futuro.

Data di pubblicazione della prima lezione: mercoledì 11 novembre

A tutti buon allenamento e buon lavoro.

Maestra Anna Campo

VTC verso il nuovo anno accademico

Tempo di vacanza! siamo riusciti a riprendere i nostri allenamenti e a conseguire due ottimi risultati: incontrarci per lo stage nazionale di Pesaro e concludere l’anno accademico con regolari sessioni di esame.

Questo ha dato un bellissimo segnale al mondo del VTC. Continuità, voglia di praticare, perseveranza nel raggiungimento degli obbiettivi; progettualità per il tempo a venire.

Ora è il momento di una meritatissima vacanza. Ci ritroviamo il primo di settembre con le attività proposte da tutti i centri, attività che potrete vedere sulle pagine dedicate dei social.

Un grazie particolare al nostro Direttore Tecnico GM Bao Lan che ha reso possibile tutto questo.

Pesaro 2020 Le dimostrazioni

Nella serata di sabato 18 luglio, come di consueto, i Centri hanno presentato le loro dimostrazioni a coronamento dello stage nazionale.

Quest’anno tutti si meritano particolari complimenti, per essere riusciti a partecipare allo stage e per aver portato le loro esibizioni, preparate, come possiamo immaginare, in poco tempo.

Di seguito i filmati nell’ordine di presentazione.

I VIANDANTI
BAO KIEN HUNG
Thien Mon
TINH KHI THAN
INES CAMPO, CLAUDIO BEDUCCI, ANNA CAMPO, CRISTINA FAGGIOTTO, NUNZIO IANIRI
THANH LAN
M. Elena Bortolami
PALESTRA BAO LAN
GM BAO LAN

Pesaro 2020 stage nazionale

Luglio è uno strano mese per lo stage nazionale di VTC a Pesaro, ma strano è stato tutto questo 2020! Siamo tornati dallo stage felici di averlo potuto fare; felici di esserci ritrovati dopo tanti mesi di lontananza; felici di aver potuto assistere a tanti esami di persone preparate e animate dalla passione per la nostra bellissima Arte.

Complimenti a quanti hanno sostenuto l’esame per il passaggio di grado al I, II, III Dang.

Complimenti speciali a coloro i quali hanno conseguito il grado di IV Dang e sono stati nominati Maestri Novizi:

  • LORETA PEDO’
  • FABIO RANGO
  • ELENA BORTOLAMI
Elena Bortolami
Loreta Pedò
Fabio Rango

Viet Tai Chi a casa

Risultati del sondaggio

A volte le cose capitano senza che possiamo prevederle. All’inizio di questo 2020 eravamo tutti un po’ allarmati non sapendo l’entità del virus Covid-19, meglio conosciuto come Corona virus.

E’ certamente un momento storico particolare, non è mai successo che un virus bloccasse tutto il mondo costringendolo a cambiare modo di vivere. È stato difficile smettere di frequentare le palestre, il corso istruttori, rinunciare a Pesaro 2020 e a tutti gli altri stage, ma non c’erano alternative.

Bisogna essere come l’acqua, che trova sempre una forma ed una via, cosi anche la pratica del Viet Tai Chi ha trovato una nuova, temporanea, dimensione. A questo proposito è stato indetto un questionario sulla pratica del Viet Tai Chi a casa. Molti di voi hanno dato varie risposte che di seguito riportiamo.

Alla domanda: da quanto sei membro dell’associazione Viet Tai Chi?

 il 6% ha risposto da un anno, il 37% da 2 a 5 anni, un altro 37% da 6 a 10 anni,e il restante 20% da oltre 11 anni (i nostri veterani).  I praticanti più numerosi sono quelli che fluttuano tra i due anni e i dieci anni, tra le cinture blu e gli istruttori di I e II Dang.

Alla domanda: Riesci a praticare a casa? Che forme fai?

Ci sono state varie risposte che fanno capire come questa quarantena non inibisca per gli spazi casalinghi, ma per trovare comunque nuove soluzioni provvisorie.

C’è chi si allena sul terrazzo di casa, chi ha a disposizione quella soffitta che non aveva mai considerato come palestra casalinga, chi in giardino, chi in cucina tra un pranzo e l’altro spostando il tavolo, e chi nel garage.

La maggior parte continua con la pratica bisettimanale, seguendo le lezioni con i propri istruttori tramite i canali social, dirette facebook, utilizzando le applicazioni come zoom e skipe, o telefonicamente con un programma di esercizi da seguire, una specie di compiti per casa. C’è chi non riesce ad allenarsi in maniera costante, perché con la chiusura delle scuole deve gestire i figli, chi invece non ha mai smesso di lavorare ed ha visto aumentare il carico di lavoro, specialmente nel settore sanitario ed alimentare.

Le forme che vengono praticate maggiormente sono quelle del primo anno; forme che permettono l’esecuzione in spazi ristretti e che hanno il pregio di essere completate senza problemi.  Poi a seguire forme del secondo e terzo anno, e qualcuna del quarto. In misura minore qualcuno pratica le forme del II e III Dang per mancanza di spazio. Le forme praticate con le armi spada e ventaglio, sono quelle meno praticate, perché richiedono spazi più ampi,  e ognuno si destrezza come può. Ci sono anche praticanti delle forme di Chi kung, per aiutarsi a ritrovare la calma e sconfiggere l’ansia.

Alla domanda: cosa della pratica in palestra ti manca di più?

Quasi tutti hanno risposto “il mio Maestro e il gruppo”. Il Viet Tai Chi è uno sport che può essere praticato in maniera individuale, ma con la pratica di gruppo diventa più stimolante e coinvolgente. Dalle risposte emerse si evince che il gruppo emana energia, stimolo e condivisione; ma anche confronto con gli altri praticanti e aiuto nelle esecuzioni. Qualcuno ha risposto gli ampi spazi, ma va in secondo piano rispetto al mio Maestro e al gruppo, segno che non sono gli spazi, seppur importantissimi, a determinare la pratica, ma l’energia del proprio Maestro/istruttore e sopra a tutto il Gran Maestro Bao Lan, la nostra guida fisica e spirituale. Alcuni praticanti temono di non ricordare bene le forme, ed hanno bisogno della supervisione del proprio Maestro per essere corretti e guidati. Per molti il fatto di avere dei giorni stabiliti per la pratica in palestra è una occasione per staccare sia dal lavoro che dagli impegni famigliari, e concedersi del tempo per se. Anche ai maestri mancano i loro allievi, quel filo sottile ma resistente che li unisce, viene rafforzato nella pratica faccia a faccia; ma questo purtroppo, è un periodo forzato per tutti.

Alla domanda: cosa ti piacerebbe fare a casa che facevi in palestra?

 Quasi tutti hanno risposto le forme con le armi, spada, ventaglio e anche pratica del bastone. Molti desidererebbero fare più lezioni on-line, che fossero simili a quelle in palestra, con riscaldamento esercizi di respirazione e pratica delle forme. Poi Il rapporto con il proprio Maestro, la teoria, le correzioni individuali e di gruppo, insomma una guida per essere sulla strada giusta.

Per tutti la presenza fisica-energetica del proprio Maestro è qualcosa di insostituibile, che nemmeno la videoconferenza può sopperire.

Questo periodo epocale rimarrà nella memoria di tutti. L’essere umano ha un grande spirito di adattamento e di sopravvivenza, che lo fanno reagire nel migliore dei modi possibili. Dai primi giorni di chiusura delle palestre, siamo sprofondati in una palude di smarrimento e di dispersione dell’energia; ma i nostri Maestri ed Istruttori hanno preso in mano la situazione, continuando ad esortarci nella pratica del Viet Tai Chi, chi in un modo e chi in un altro.

Quando le palestre riapriranno, sarà come una nuova frequentazione e rinascita della pratica, che forse prima si dava per scontata, o che mai si sarebbe pensato un giorno di poter perdere questo privilegio. Una cosa è certa, non ci saranno più i giorni in cui si è troppo stanchi per frequentare, ma ci saranno nuove energie in circolo e molta consapevolezza.

Marzia Nicchio

Torino 2020

In occasione dello stage nazionale di Torino, hanno discusso la tesi e conseguito il diploma di III Dang, gli Istruttori Marisa Nones e Andrea Berasi.

Marisa ha presentato un bellissimo lavoro sul VTC ad occhi chiusi e sul modo di trasmettere sensazioni e intenzioni nell’esercizio in coppia.

Andrea ha presentato un Song Luyen, ovvero una forma di combattimento in coppia, sulle basi della forma Ngoc Tran, Tazza di Giada.

Complimenti ad entrambi per il risultato conseguito e complimenti ai loro partner nella presentazione della parte tecnica della tesi; Istruttori Roberto Bertocco per Marisa e Anna Ballico per Andrea.

Lo stage di Torino

Lo stage di Torino è una nicchia in cui ci troviamo accolti con l’affetto con cui si accolgono vecchi amici. Si lavora, si suda, si sorride… E si porta a casa infine la sensazione di aver condiviso in serenità un altro pezzetto di crescita, umana e tecnica. Lo stage di Torino lascia la sensazione di una grande famiglia che si riunisce.

Istr. Gloria Giacomoni

Linh Xa – Il Serpente Sacro

Stage di Caldonazzo

25-26 ottobre 2019

“Il serpente sacro”è una forma che il M° Bao Lan dona ai praticanti di di Viet Tai Chi e che ha  presentato allo stage di Caldonazzo. Il serpente è simbolo di flessibilità e la flessibilità deve essere mantenuta per coltivare e preservare l’ Energia Celeste.  Quando nasciamo il nostro  corpo è flessibile (lato Yin), crescendo perdiamo questa caratteristica, la vita, gli impegni, le preoccupazioni ci irrigidiscono (prevale il nostro lato Yang). E’ quindi importante allenare questo aspetto, introdurre morbidezza e sensibilità nelle forme che non significa debolezza.  

“Il serpente è un animale amato e odiato dall’umanità.  Molte cose negative le chiamiamo e le connotiamo con le caratteristiche del serpente. In realtà, il serpente è un animale fantastico per l’energia e la flessibilità straordinaria che possiede.  La flessibilità è il segreto della vita. Quando ci arrabbiamo e prendiamo paura diventiamo rigidi, questo perché assumiamo una forma di protezione. Anche se poi la paura passa, in noi può restare una contrattura. Le contratture possono essere profonde o leggere e le conseguenti rigidità che ne scaturiscono possono essere non solo fisiche ma anche mentali. Queste ultime sono le più difficili da curare perché portano il segno di una ferita nell’intimo. Quello che dobbiamo fare è tornare alle origini del nostro essere.  Il Tai Chi favorisce il ritorno al proprio essere naturale. ” M° Bao Lan

Allenandoci con la forma del “serpente sacro” stimoliamo la  flessibilità. A Caldonazzo ne sono state introdotte le prime tecniche e il suo studio sarà il filo conduttore dei prossimi stage.

Marina Lazzaro

Cronache da Pesaro

Pesaro è una esperienza da provare.

Pesaro è il centro energetico del Viet Tai Chi.

Pesaro è qualcosa di unico!

Siamo partiti venerdì mattina, quasi all’alba. Eravamo carichi di una energia che fluiva in ognuno di noi e si riversava sull’altro. C’era chi doveva fare gli esami per passare di grado e diventare una cintura nera, e chi doveva fare il suo primo esame.Durante il viaggio scortati dal sole, ripetevamo le formule, i poemi, si parlava di Viet Tai Chi. C’e questo filone che accompagna durante il viaggio: chi troveremo, cosa faremo, ci saranno nuove forme, si consolideranno altre forme eseguite in passato; una cosa è certa, Pesaro è emozione viva che pulsa.T

Appena arrivati all’albergo ci siamo diretti al palazzetto dello sport. Ecco, quando si varca quella porta con impressa la scritta “ingresso Atleti”, ti senti un privilegiato. Il fatto di fare qualcosa per se stessi, per il proprio benessere e per la passione che senti dentro, quella è una cosa che ti dona una gratitudine interiore che si rispecchia esteriormente.

Puoi avere venti, trenta, cinquant’anni e più, ma un atleta è sempre un atleta a qualsiasi età. L’importante è praticare.

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Viet Tai Chi e Altre Parole

di: Anna Campo

Continua la nostra bella collaborazione con Altre Parole, Associazione e Fondazione, che si occupano del benessere per i pazienti di oncologia.

La profondità del benessere 2019 aveva come titolo:
Fragilmente Forti: I mille modi per far nascere un fiore

Il VTC era presente con il consueto allenamento che segna la fine dei Laboratori e precede la condivisione delle esperienze vissute da parte di tutti. Sono stata affiancata dagli Istruttori del VTC Italia e il programma ha visto la pratica di belle sequenze di riscaldamento, respirazione e chi kung, oltre allo studio della forma Tinh Cau: il Pianeta Celeste.

La condivisone finale delle esperienze di tutti i Laboratori è stata veramente emozionante: in occasioni preziose come queste ci si rende conto di quanti talenti, potenzialità, generosità, entusiasmo e disponibilità possono partecipare al benessere di corpo, mente e spirito.

Insegnanti bravissimi, allievi appassionati, esperienze nuove e diverse sempre all’insegna della condivisione di un percorso comune ma sempre diverso. Anche il VTC è tutto questo: stare con gli altri e fidarsi di loro; stare con se stessi e prendersi cura di sé prime e poi una volta istruttori, degli altri.

Da qualche anno il VTC Italia è presente in 4 presidi ospedalieri: Camposampiero, Cittadella, Treviso e Castelfranco con corsi regolari per pazienti e collaboratori. È un’iniziativa che sta dando bellissimi risultati strumento anch’essa di benessere, condivisione, coesione e partecipazione.

per chi volesse approfondire:

Fondazione Altre Parole Onlus

Associazione Altre Parole