La Via del Viet Tai Chi, La Voce dei Maestri. Maestro Claudio Beducci

Maestro Claudio Beducci

Perché ha scelto questa disciplina?

Ho cominciato facendo Viet Vo Dao con il maestro Bao Lan e dopo pochi mesi, il maestro ha proposto i corsi di Viet Tai Chi  e ho pensato che sarebbe stato un  bellissimo complemento  a quello che stavo già facendo. Alla fine ho scelto il Viet Tai Chi.  Il Viet Vo Dao era più impegnativo per motivi di tempo più che altro, ma per un po’ li ho praticati tutti e due.  Devo dire che entrambe le discipline sono molto belle, ma nel Viet Tai Chi viene approfondita di più la parte filosofica e questa è stata la cosa decisiva nella scelta.

In che modo il VTC influisce nella maniera di rapportarsi alla vita di tutti i giorni?

Influisce tantissimo; di base dà un approccio più sereno e consapevole a ciò che ci sta intorno. Quello che viene insegnato con la filosofia del VTC parte dall’atteggiamento umano, alle varie trasformazioni di ciò che succede con l’uomo e l’ambiente. Se uno piano piano cerca di capire come succedono le cose, riesce a trovare delle soluzioni per risolverle o accettarle.  La cosa importante è arrivare ad una flessibilità mentale per trovare delle soluzioni alternative.  La flessibilità mentale deriva dalla pratica l dopo un po’ di tempo. La ricerca di una flessibilità fisica conduce alla ricerca di una flessibilità mentale. Si imparano a fare delle cose a livello fisico, che prima non si credeva di poter fare, quindi di riflesso si possono ottenere dei risultati a livello mentale, trovando altre vie.

Quando si capisce di essere pronti per un esame?

Si capisce di essere pronti quando si riesce a sapere bene la forma senza avere grandi dubbi: cioè riesco a fare e finire la forma senza fermarmi, anche nei punti che mi mettono più in difficoltà; e poi applicandosi nello studio: non si può sapere tutto, ma si deve sapere abbastanza.  Diciamo che si vorrebbe che un praticante arrivasse ad un certo livello, sapendo bene la forma, ma senza la pretesa che la si sappia alla perfezione, perché anche la forma ha bisogno sempre di ulteriore tempo per essere sedimentata e migliorata successivamente negli anni a venire.

Quale e quanto è il tempo per la pratica quotidiana?

La pratica dovrebbe essere quotidiana anche in piccola parte.  Sappiamo che avendo un lavoro, una famiglia, non si riesce a fare Tai Chi tutti i giorni per molto tempo, però almeno fare degli esercizi, anche dieci minuti al giorno. Poi la cosa più importante è la sostenibilità. Se faccio Tai chi perché mi piace e riesco a sostenere degli allenamenti va bene, si cerca di fare in modo che ci sia una costante nel tempo che si dedica.  Se non si ha tempo a disposizione ci si focalizza di più sui passaggi che non ci vengono bene in palestra, in modo di acquisire più pratica e scioltezza. Abbiamo visto negli anni che chi si allena extra palestra anche per poco tempo, ottiene più risultati poi nel lavoro in palestra.

In che modo il movimento fisico influisce sulla mente e la arricchisce?

Muoversi fa star bene. Quando ci si muove è difficile essere di cattivo umore. Il rilascio delle endorfine dopo l’attività fisica, ti predispone al benessere e al buon umore. In tutte le arti marziali, riuscire a fare delle cose più difficili, induce la mente a capire che si possono fare delle cose cha vanno più in là dei nostri limiti, quindi di conseguenza la mente può spingersi può essere arricchita. Se riesco a far un km di corsa senza avere il fiatone, quando prima camminavo, capisco che posso spingermi più in là anche in altri campi mentali, come imparare un nuovo programma al computer, o fare la tesi, è un buon allenamento. Il corpo e la mente vanno allenati. Noi parliamo sempre di pedagogia, ma nel nostro caso dovremmo parlare di andrologia, di insegnamento agli adulti, che è diverso di quello ai bambini, che sono più malleabili rispetto agli adulti.

La consapevolezza e propriocezione delle forme dal primo anno ad oggi come sono mutate?

Per la consapevolezza del movimento, mi rendo conto che adesso riesco a sentire tutto il movimento: gambe, torace, braccia, testa, respiro, percependo tutto il corpo, vedendolo e sentendolo. Da un certo punto di vista diventa più automatico rispetto all’inizio, perché si impara; mentre dall’altro punto di vista diventa meno automatico perché ogni movimento è più consapevole.

Come dire per incuriosire le persone ad intraprendere questa disciplina?

Se le persone vengono in palestra è perché in qualche modo sono già invogliate a fare una attività fisica. Se si fermano al parco a guardare gli allenamenti all’aperto, è perché hanno già un interesse, un piccolo seme dentro. Abbiamo cercato di chiamare il Tai Chi in molti modi, ma è sempre difficile. Si può dire ginnastica dolce, meditazione in movimento, arti marziali morbide, ma niente rende l’idea. Diciamo che la migliore cosa è provare. Quando si ha l’occasione di parlare di questa disciplina a chi non la conosce, è proprio il modo di porsi mentre se ne parla. Se una persona è equilibrata grazie al VTC, lo si vedrà dal modo in cui affronta l’argomento.

Ci sono stati dei momenti in cui la stanchezza e la vita di tutti i giorni hanno preso il sopravvento sulla pratica?

Il Viet Tai Chi quando entra nel sangue, rimane. Ci possono essere dei singoli momenti di stanchezza o impegni che possono far saltare una lezione o degli eventi della vita che non si possono spostare. Le volte in cui eravamo stanchi dal punto di vista psicofisico, abbiamo sempre tenuto duro e siamo andati avanti nell’insegnamento e nella pratica del Viet Tai Chi i, perché alla fine della lezione si sta meglio e ci si sente ricaricati. La cosa che fa più male è vedere istruttori con dei gradi alti smettere di insegnare e praticare. Un maestro rimane tale anche se non pratica

Quali sono i doveri degli allievi verso i maestri e viceversa dei maestri verso gli allievi?

Il maestro nei confronti degli allievi ha il dovere di essere presente e di impegnarsi in maniera costante nell’insegnamento, di dedicarsi completamente agli allievi. Deve pensare a come apprendono gli allievi, e capire perché se un allievo non riesce a fare determinate cose, deve cambiare metodo di insegnamento?

Se l’allievo non apprende, devo essere io un bravo maestro a tirare fuori quello che può fare, vedere dove sono le sue potenzialità ed insistere su quello. Il Maestro Phan Hoang mette l’allievo al centro.

Gli allievi devono avere fiducia nel maestro che gli sta insegnando quello per cui lui è andato al suo corso. Poi il rispetto per il Maestro è fondamentale sempre. L’allievo deve stare attento agli insegnamenti del maestro, perché in quel momento lui si sta spendendo per loro. L’allievo se non capisce qualcosa ha il diritto/ bisogno di fare delle domande per capire meglio, anzi deve farle sia al suo maestro e ad altri maestri che può incontrare durante gli stage. Bisogna vincere questa ritrosia nel fare le domande.

In che modo l’occidente si apre all’oriente attraverso la pratica del VTC e viceversa?

il Maestro Phon Huang ha avuto l’ottima idea di creare un metodo diverso della pratica, in modo che gli occidentali potessero approcciarsi al Viet Tai Chi in maniera più facile, perché gli insegnamenti tradizionali orientali, per noi sono un po’ complicati: sono molto lenti, presuppongono un certo approccio con i maestri, una fiducia illimitata.  Noi abbiamo invece un modo diverso.  All’occidentale medio, prima gli si spiegano le cose, dopo le si fanno fare. L’orientale invece, fa delle cose senza chiedersi perché le sta facendo e poi con il tempo gliele si spiegano.  Ci sono stati dei maestri in America di altri stili, che hanno seguito questo metodo, evidentemente è quello migliore. I Maestri orientali si sono aperti di più verso di noi, ma noi avevamo il bisogno di avere il modo giusto. Anche il maestro Bao Lan nel corso degli anni ha cambiato metodo.

Un aneddoto come allievo e come maestro.

Ho questo ricordo. Quando ero istruttore, durante la consegna del mio nome in vietnamita, il maestro Phan Hoang mi chiama, ed io corro  mettendomi dietro a lui aspettando che si girasse verso di me, ma non si gira.  Poi vedo che il maestro mi guarda si mette a sorridere, e li ho capito che ero io a dovermi mettere davanti verso di lui e non viceversa il maestro verso di me.

Un altro ricordo molto bello, fu quando stavo facendo il Dai lao, Phan Hoang passando mi corresse la posizione delle dita e mi disse: “Devi essere più determinato” e io l’ho guardato come a dire: ma perché più determinato? E lui vedendo il mio sguardo interrogativo mi disse: “Devi essere più determinato non nella forma, ma nella vita. Questa cosa mi fece riflettere molto.

Ha una massima o una citazione propria o altrui?

La parola che più mi ha accompagnato in questi anni è “Cambiamento”. Le cose cambiano e si evolvono, e bisogna trovare il lato positivo in questo. Non possiamo più essere quelli di ieri, ma saremo quelli di domani, quindi il cambiamento deve volgere in positivo sempre.

La Via del Viet Tai Chi, la Voce dei Maestri. Maestra Ines Campo

Maestra Ines Campo

Perché ha scelto questa disciplina?

Fin dalla prima lezione di prova, mi sono accorta che questa disciplina mi piaceva per vari aspetti, era armoniosa ma non troppo faticosa e alla fine della lezione stavo bene. Ci fu un legame fin da subito, poi andando avanti nella pratica e nel progredire delle forme, la difficoltà cresceva, ma di pari passo cresceva anche la mia forza. Era la disciplina che faceva al caso mio, secondo la mia idea di allenamento. È stato tramite mia sorella, la Maestra Anna Campo, perché lei e una sua amica conoscevano già il Maestro Bao Lan e ho deciso di fare la lezione di prova.

In che modo il VTC ha influito nella maniera di rapportarsi nella vita di tutti i giorni?

Per alcuni anni, perlomeno per i primi, lo si conosce solo nella propria palestra, poi pian piano prende piede quotidianamente, un po’ perché si inizia a praticarlo oltre alla canoniche due volte alla settimana, agli stage, al corso istruttori e come allenamento quotidiano, ma a prescindere da questo è un atteggiamento che si assume un po’ verso le persone e un po’ verso se stessi per quel che riguarda la maggior pazienza, la tolleranza, la resistenza alle cose che prima sembravano più ardue a risolversi, e riuscire ad affrontare quello che succede con maggiore calma, sensibilità e capacità di trovare delle soluzioni grazie alla respirazione e alla flessibilità ottenuta durante la pratica.

Quando si capisce di essere pronti ad affrontare un esame?

Quando te lo dice il Maestro. Se il Maestro pensa che tu sei pronto per fare l’esame alla fine dell’anno accademico, significa che sei pronto. Si deve avere fiducia del proprio maestro. So per esperienza che gli allievi hanno sempre dubbi sulle proprie capacità, ma se il maestro dice che sei pronto, vuol dire che lo sei.

Quale e quanto è il tempo per la pratica quotidiana?

il Viet Tai Chi bisogna saperlo fare in una misura costante e sostenibile, in cui si pensa di poterlo fare nel tempo più in avanti. Se io penso di riuscire a farlo tre volte alla settimana per due ore ciascuna, va bene, ma poi se la pratica diventa pesante dopo una giornata di lavoro e smetto di farlo, allora si abbandona il Tai Chi. Piuttosto è preferibile che ognuno di noi trovi il tempo giusto per la sua pratica e riesca a sostenerla nel tempo, aumentando quando lo si desidera, ma non lasciandolo andare per troppo tempo (anche per mantenere gli effetti benefici dell’allenamento). Esagerare senza costanza potrebbe vanificare gli sforzi fino a decidere di lasciare il VTC perché diventa troppo impegnativo e non lo si fa più con piacere  ed è quello il momento in cui lo si abbandona.

In che modo il movimento fisico influisce sulla mente e la modifica arricchendola?

L’arricchisce da un punto di vista di realizzazione di qualcosa di bello e armonioso, che soddisfa il proprio ego e la propria necessità di bellezza. Aiuta, secondo la medicina cinese, fisicamente e mentalmente, perché stimola i meridiani. Lo scorrere dell’energia interna, aumenta la muscolatura, la respirazione e la flessibilità delle articolazioni. Tutto è correlato, psiche e fisico. Il lavoro che si fa sui meridiani, prendiamo come esempio il meridiano del fegato, se lo si stimola in maniera corretta il beneficio arriva anche a livello mentale. Il meridiano ben stimolato, mi aiuterà ad arrabbiarmi di meno, ad affrontare meglio alcune decisioni, avere più concentrazione, disciplina e raggiungere anche degli obbiettivi, non per forza a lungo termine, ma anche quelli quotidiani (come andare al lavoro, studiare, sistemare casa, andare a fare la spesa…) che sono obbiettivi fondamentali, peculiari a sé stessi, che portano dei benefici nella propria vita e a chi ci sta accanto.

La consapevolezza e la percezione delle forme dal primo anno ad ora, come sono mutate?

Sono mutate nell’apprendimento grazie all’insegnamento. All’inizio si studiano in modo accademico, si impara la sequenza e il poema. Poi se si è bravi e c’è chi te lo dice, si cerca di capire quello che ci sta dietro l’esecuzione di una forma; però ci si limita all’esecuzione tecnica, nella migliore maniera possibile. A mano a mano che si va avanti, i livelli dell’apprendimento e della esecuzione della forma cambiano, ci si fisserà un po’ di più sulla percezione della energia che quella certa forma da, si constateranno delle influenze maggiori che una certa forma ha sia a livello fisico che psicologico, perché i movimenti diventano più impegnativi e saranno appunto quelli di cui il fisico ha più bisogno. In pratica, con l’esperienza degli anni di apprendimento ci si eleva di più a livello fisico e mentale, cercando di vincere quella ritrosia di affrontare dei movimenti che ci sembravano difficili, ma che sono proprio quelli più efficaci per il nostro benessere. Quando poi si insegna è tutto diverso; viene spontaneo focalizzarsi su dei punti in ogni forma, perché bisogna spiegarli e poi viverli insieme agli allievi, e quindi si impara molto di più insegnando, riuscendo a fare passi da gigante nell’apprendimento. Si capisce cosa c’è di critico nell’apprendimento di una certa forma, perché ci si chiarisce meglio le idee su come eseguirla.

Come trasmettere la gioia e di conseguenza l’arricchimento del bagaglio?

Ognuno di noi parla del Viet Tai Chi e lo trasmette in maniera diversa. Io spiego che è una disciplina molto efficace che si può affrontare a qualsiasi età. A livello fisico e mentale, per migliorare la vita di tutti i giorni e per la flessibilità e la respirazione, che aiuta a prendere le cose con più calma. L’unico modo è provare a fare Viet Tai Chi.

Ci sono stati dei momenti in cui la stanchezza e la vita di tutti i giorni hanno preso il sopravvento sulla pratica?

Non ho mai pensato di mollare. Qualche anno fa, mi sono ritirata solo per qualche mese, a causa di una malattia che mi ha limitato per delle terapie molto pesanti, ma appena ho ritrovato quella forza ed energia che mi ha permesso di praticare, sono tornata, altrimenti non avrei mai smesso nemmeno per quel periodo.  Ci sono stati tanti allievi purtroppo, che hanno smesso di praticare. I motivi sono tanti, si va dai più superficiali a quelli oggettivi: nascita di un bimbo e per un po’ si smette, spostamento in una città in cui non si pratica il Viet Tai Chi, orari di lavoro che non lasciano spazio alla frequentazione della palestra… Ma la cosa che più fa smettere gli allievi, è la crescita. Il Viet Tai Chi è una disciplina di crescita in evoluzione, sia interiore che fisica che è difficile da mantenere. Allenarsi a livelli più alti è faticoso, sia fisicamente che mentalmente. Non sempre si ha voglia di crescere, di cambiare anche atteggiamenti o pensieri.

Quali sono i doveri degli allievi verso i maestri e viceversa?

I doveri degli allievi verso i maestri sono: il rispetto, la lealtà, la costanza e la fiducia. L’esperienza come maestro ti porta ad agire in un certo modo. Se agisci in quel modo, il tuo allievo deve pensare che ci siano dei motivi perché tu lo fai, quindi l’allievo deve avere fiducia totale nel suo maestro.

I doveri del maestro verso gli allievi è uno in particolare: esserci sempre! Bisogna insegnare, rispondere alle domande degli allievi, essere preparati.  

Desidero ricordare anche che I maestri del Viet Tai Chi Italia ci sono per tutti gli allievi. Se un allievo vuole porre una domanda, può farla liberamente a qualsiasi Maestro o istruttore del Viet Tai Chi Italia. Le domande vanno fatte per risolvere i dubbi, in modo di progredire nella pratica.

In che modo l’occidente si apre all’oriente attraverso la pratica del VTC e viceversa?

Attraverso i Maestri, e attraverso le aspirazioni dei singoli e potenziali allievi. Immagina una piramide, dove alla base in basso, ci sono gli allievi desiderosi di apprendere e conoscere, e nella punta ci stanno i maestri che sono più vicini all’oriente come istruzione e contatto dopo anni di studi.

Il Viet Tai Chi si è occidentalizzato da anni tramite il maestro Phan Hoang, il quale aveva previsto all’inizio di semplificare un pochino le forme che lui ha codificato, e con le quali ha creato il bagaglio per il programma del Viet Tai Chi, per permettere agli occidentali di avvicinarsi in maniera un po’ più facile a questa disciplina. Il Tai Chi Chuan invece, ha un sistema di apprendimento un po’ più duro per gli occidentali, a volte potrebbe sembrare noioso imparare poche tecniche nel corso di un anno, e succede che dopo un po’ gli allievi si stanchino. Noi occidentali non riusciamo ad avere la pazienza come gli orientali, e questo è un peccato, ma siamo fatti così, è difficile cambiare mentalità, ma poi in corso d’opera proseguendo con i gradi e lo studio del Viet Tai Chi, concepiamo anche noi la pratica orientale di fare le cose con più calma. Le forme del primo anno sono corte e veloci, mentre nei Dang successivi le forme necessitano di maggiore studio per mettere in pratica bene le tecniche e la interiorizzazione nella esecuzione.

Il Maestro Bao Lan, per i gradi più alti, ha previsto che si ritorni alla pratica orientale come apprendimento, in maniera più tradizionale. Le forme sono decisamente più lunghe e lente nell’esecuzione, bisogna studiarle in maniera più approfondita, con calma, assaporando la tecnica e la forma in sé.

Un aneddoto come allieva e come insegnante.

Come insegnante ricordo che durante uno stage, circa dieci anni fa, c’era il Maestro di Viet Vo Dao Foschi che stava imparando il Viet Tai Chi, ed io non sapendo chi fosse, mi avvicinai e lo corressi in un movimento di una forma. Subito mi si avvicinò qualcuno che mi disse: “Ma hai corretto il maestro Foschi??” Ed io che abitando a Trento non conoscevo tutti gli allievi, non sapevo che fosse un maestro di Viet Vo Dao, dissi: “Beh in questo momento sta facendo Viet Tai Chi e io l’ho corretto su questa disciplina.”
E comunque lui la prese benissimo. Da questo si riconosce che un bravo maestro è anche un bravo allievo, quando capisce la necessità di imparare.

Una massima o una citazione che usa spesso.

Pazienza. Userei questa parola. Pazienza per apprendere, pazienza per continuare, pazienza anche quando gli allenamenti sembrano vani e si pensa di non andare avanti nella progressione. La Pazienza è una parola che uso spesso ultimamente.

La Via del Viet Tai Chi, la Voce dei Maestri. GM Bao Lan

G.M. Bao Lan

Perché ha scelto questa disciplina?

E’ una domanda che meriterebbe una risposta molto complessa, ma posso affermare che sia stato il Viet Tai Chi a scegliere me. Io nasco come Viet vo Dao, ed ho sempre amato tutte le discipline marziali.  Guardavo un po’ al Tai Chi con curiosità; vedere quelle persone che si muovevano lentamente alla ricerca delle energie mi faceva pensare: ma cosa si prova a fare dei movimenti così diversi da quelli del Viet vo dao? Un giorno il mio maestro Phan Hoang negli anni 90, tornato da un lungo periodo di meditazione, mi disse “guarda che presento questa cosa che è fantastica e va oltre le arti marziali; è un movimento che mira alla salute e alla pace tra gli uomini. Una fusione tra le antiche arti marziali tradizionali vietnamite e quelle di altre discipline, si chiama Viet tai chi”. Questo creò in me una grande curiosità, anche perché ciò che viene dal tuo maestro, lo devi accettare e crederci. Poi, devo dire che il tempo che ho cominciato a dedicare al Viet Tai Chi è cresciuto sempre di più, diventando prima alla pari e poi superiore a quello che dedicavo al Viet Vo Dao.  Questa cosa di scoprire me stesso mi affascinava, non c’erano le acrobazie del Viet vo dao o l’agonismo. Nel Viet Tai Chi sei con te stesso e grazie a questo, ho scoperto la parte sconosciuta di me, l’energia interna.

In che modo il Viet Tai Chi influisce nella vita di tutti i giorni?

Ricordo che una volta dissi a mia moglie “sono dieci anni che non mi ammalo più, nessun raffreddore, influenza, mal di gola. Prima all’inizio dell’inverno mi ammalavo sempre di qualcosa”; e lei disse che erano appunto dieci anni che praticavo il Viet Tai Chi; allora pensai che dicevo sempre ai miei allievi quanto bene facesse il Viet Tai Chi, ma non mi ero reso conto che questo valeva pure per me.  Il Vie Tai Chi mi ha cambiato tantissimo, mi sento più forte fisicamente ed energicamente, e riesco a fare delle cose che prima non riuscivo a fare nel Viet vo dao.  Questa sensazione di benessere sia fisico che mentale, mi accompagna tutto il giorno e sto bene con me stesso. Poi negli anni ho conosciuto altre persone nel Viet Tai Chi, ed ho avuto molti scambi culturali, che mi hanno arricchito profondamente e andavano a completare le mie ricerche nelle arte marziali.

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La Via del Viet Tai Chi, la Voce dei Maestri

Che cosa è un Maestro? Quanto tempo ci vuole per diventare un Maestro? Si tratta di un percorso lungo, una Via che si affianca a quella della Disciplina che pratichiamo. Costanza, applicazione, studio e pratica; elementi che non possono venire a mancare per potersi formare come maestri.

Ascoltare i maestri significa comprendere meglio l’essenza del Viet Tai Chi e trovare esempio e ispirazione. Si tratta di essere insegnanti, ma non solo. La Via del Maestro è soprattutto una Via interiore di ricerca ed evoluzione.

Tutti partiamo come allievi e lo rimaniamo per sempre, ma chi arriva al titolo di Maestro raccoglie le esperienze di tutti, contribuisce a rendere grande la Disciplina, aiuta la sua divulgazione e diventa un punto di riferimento.

Con il prossimo articolo iniziamo a pubblicare le interviste ai Maestri che raccolgono le esperienze e il pensiero di quanti hanno condiviso la Via del VTC in questi anni di attività dell’associazione VTC Italia e non potevamo non iniziare con il contributo del G.M. Bao Lan .
Le interviste sono a cura di Marzia Giuliato, Istruttrice di Viet Tai Chi.

Corso Istruttori 2021-2022

Di seguito il calendario aggiornato fino a gennaio del Corso Istruttori. Per qualsiasi informazione che riguardi l’iscrizione e le informazioni per una frequenza in sicurezza, contattare la segreteria della palestra  BAOFAMILY@LIBERO.IT

CALENDARIO CORSO ISTRUTTORI
VIET TAI CHI
2021-2022
1. SABATO 18 SETTEMBRE
2. SABATO 2 OTTOBRE
3. SABATO 9 OTTOBRE
4. SABATO 13 NOVEMBRE
5. SABATO 27 NOVEMBRE
6. SABATO 4 DICEMBRE
7. SABATO 18 DICEMBRE
8. SABATO 15 GENNAIO

Primo torneo sperimentale on line USACLI – Viet Tai Chi Italia

Sabato 24 aprile si è svolta la serata di chiusura del primo torneo sperimentale usacli VTC Italia di Viet Tai Chi
Il torneo ha visto la partecipazione di 54 atleti suddivisi in 9 categorie
3 le commissioni giudicanti per un totale di 9 giudici.
La serata di premiazione è stata seguita in diretta sulla piattaforma Zoom

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VTC nel nostro presente

Approfondimenti

Inizia la pubblicazione di una serie di lezioni di approfondimento tenute dal GM Bao Lan.

Il Maestro ha scelto di affrontare tre Forme fuori programma; questi Quyen vengono insegnati agli stage nazionali e sono rivolti a tutti i praticanti, di qualsiasi livello. Si tratta delle forme:

  • TAT BO LIEN HOA I 7 passi del fiore di loto
  • Bát Sơn Quyền  8 PUGNI
  • LINH XA  Il serpente sacro

Inoltre saranno trattate anche le armi tradizionali e le loro caratteristiche; in particolare

  • Spada
  • Sciabola
  • Ventaglio

Ogni approfondimento sarà proposto in forma di video e negli articoli di presentazione saranno inseriti appunti tratti dalle lezioni.

Non si tratterà di videoclip; saranno invece vere e proprie lezioni da seguire e utilizzare per la pratica.

Mai come in questo periodo sentiamo la necessità di allenarci e di sentire vicini i nostri Maestri. Ecco allora questa magnifica opportunità di farlo. Citando le parole del GM Bao Lan:

Non smettete di allenarvi; se non potete allenarvi, studiate. Non lasciate che questo tempo vi allontani dalla nostra Disciplina. Questo aiuterà noi stessi a crescere, a stare meglio, ad avere una visione più ottimista del futuro.

Data di pubblicazione della prima lezione: mercoledì 11 novembre

A tutti buon allenamento e buon lavoro.

Maestra Anna Campo